Lettera aperta di docenti e personale Ata: “Così il Liceo ‘Mancini’ è destinato a morire”

I docenti ed il personale Ata bocciano la “soluzione spezzatino” che prevede la distribuzione della popolazione scolastica del “Mancini” in cinque plessi, dislocando gli uffici di Presidenza e segreteria presso alcuni locali dell’A.T.P. di Avellino. In una lettera aperta indirizzata, tra gli altri, al Ministro della Pubblica istruzione, ai Presidenti di Camera e Senato, alla Regione Campania, al direttore dell’Ufficio scolastico regionale. La soluzione “spezzatino”, scrivono , “comporta l’impossibilità di realizzare il Piano dell’Offerta Formativa del Liceo e sulla base del quale gli studenti si sono iscritti a questa scuola”.

“Diventano impraticabili: l’alternanza scuola-lavoro, il cui monte orario obbligatorio è stabilito dalla legge e non è passibile di riduzione, pena la compromissione della prova dell’Esame di Stato degli studenti coinvolti; i corsi di recupero e gli sportelli didattica cui la scuola è tenuta per obbligo di legge e che assolvono la funzione fondamentale di realizzare l’inclusione scolastica; le attività d’indirizzo del Liceo Matematico realizzate con il contributo delle famiglie e istituito con il partenariato dell’Università degli Studi di Salerno; l’ampliamento dell’offerta formativa (corsi di lingua, d’informatica, di diritto ed economia, di domotica e robotica, partecipazione alle Olimpiadi di italiano, matematica, fisica, chimica, astronomia, filosofia); le singole iniziative di approfondimento disciplinare promosse dai dipartimenti, rivolte agli alunni e ai docenti; le attività finalizzate all’inclusione e alla sperimentazione di strategie di didattica attiva; le attività legate alla flessibilità organizzativa e didattica; i laboratori di potenziamento delle competenze linguistiche e logico-matematiche funzionali alla buona riuscita delle Prove Invalsi, nonché la somministrazione delle stesse in mancanza di laboratori informatici; la formazione obbligatoria dei docenti, legata al piano di formazione triennale di Istituto e al Piano triennale della rete di ambito, con grave lesione del diritto-dovere dei singoli docenti alla formazione e dell’opportunità della scuola di formare referenti esperti delle diverse aree; la progettazione a valere su PON e su bandi MIUR per l’attuazione del Piano Nazionale Scuola Digitale (alcuni progetti già finanziati); il Piano Lauree Scientifiche (PLS), che ha in essere accordi e convenzioni con l’Università finalizzate all’orientamento in uscita degli alunni e alla formazione/aggiornamento dei docenti; le attività di orientamento in ingresso e in uscita; l’attuazione del Piano di Miglioramento”.

” Un’alta percentuale dell’utenza scolastica del liceo, il 65%,  -si legge ancora – proviene dai paesi della provincia di Avellino. Questi studenti saranno impossibilitati persino alla frequenza curricolare, in quanto il sistema dei trasporti locale non garantisce corse regolari durante l’orario pomeridiano e serale, e dovranno così rinunciare alla scelta del proprio percorso formativo. Tutto ciò comporterà un esodo massiccio degli alunni verso altri istituti e dunque la progressiva scomparsa del liceo con conseguente perdita di posti di lavoro di gran parte del personale docente ed ATA”.

Da qui dunque la richiesta di avere “la garanzia ufficiale di una riallocazione del Liceo in un’unica sede in tempi utili per garantire l’avvio del prossimo anno scolastico 2018-2019; la disponibilità immediata, per far fronte all’emergenza, di una sistemazione logistica che consenta la ripresa dell’attività scolastica in maniera completa ed articolata, anche attraverso la ricognizione di tutto il patrimonio scolastico cittadino, nel confronto con l’organico di fatto dei diversi istituti”.

Ed ancora. “La soluzione proposta per la sistemazione del ‘Mancini’ decreterebbe la fine di un liceo che ha una storia, che è un valido competitor a tutti i livelli, dove si lavora con impegno e dedizione per la formazione dei futuri cittadini. I nostri studenti vogliono tornare a scuola, vogliono studiare, consapevoli che solo la cultura può offrire loro una chance. Sono la parte migliore del nostro paese, la nostra speranza, il nostro futuro che rischia di essere cancellato da una politica miope. Il diritto allo studio,garantito dall’articolo 34 della Costituzione Italiana, in siffatta condizione rischia di essere gravemente leso. Noi docenti, infine,chiediamo di veder ripristinato il nostro diritto al lavoro, in una situazione didatticamente consona, e soprattutto nel rispetto della nostra dignità”.

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