Boom del Metodo Montessori: cos’è e alcuni principi guida

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La scelta di educare il proprio bambino attraverso il metodo Montessori sta prendendo sempre più piede in Italia, Campania e Irpinia incluse. Che si tratti di una tendenza tornata in auge, di una vera e propria moda che si passa da genitore in genitore, oppure di una ferma convinzione, fatto sta che questa formula sembra piacere sempre di più. E chi ha un bambino in casa può affermare di averne almeno sentito parlare già a partire dall’educazione di bimbi molto molto piccoli.

In commercio abbondano i libri, facile trovare anche blog e pagine Facebook dedicati, un numero crescente di asili, scuole materne e primarie se ne stanno avvicinando e in tanti l’hanno già adottato (in Campania la prima scuola statale a farlo fu una di Salerno nel 2015) e molti genitori si adoperano nella creazione di giochi “fai da te” seguendone l’esempio.

Per il boom che sta vivendo, si legge e si scrive spesso di “metodo Montessori” e può essere utile approfondirne la conoscenza.

Maria Montessori, scienziata, medico, pedagogista e filosofa, mise a punto un sistema educativo fondato sulla libertà e sull’indipendenza (entro alcuni limiti codificati) del bambino, come pure sul rispetto dei suoi tempi e del suo sviluppo psicologico, sociale e fisico. E se questo può sembrare anche scontato al giorno d’oggi, sicuro non lo era ai tempi in cui visse la Montessori, in cui regnavano rigide regole e severe pene per coloro che andavano contro le norme imposte dagli adulti, insegnanti e parenti. Oggi invece si assiste a un ribaltamento del ruolo dell’adulto, che sembra particolarmente interessato a cambiare la prospettiva con cui guarda al bambino. Ricercando il metodo più idoneo per sviluppare le sue competenze e venire incontro alle sue tendenze naturali.

Contro una scuola elitaria, ma di contro inclusiva, la metodologia montessoriana predilige i semplici oggetti di uso comune a elaborati giocattoli come pure materiali naturali per lo svolgimento delle attività ludiche. Non veri e propri materiali didattici, ma piuttosto “materiali di sviluppo”.

In “Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei Bambini” pubblicato nel 1909 e alla base della moderna pedagogia, Maria Montessori propone una serie di principi cui potersi ispirare, riassumibili per sommi capi in alcuni punti chiave.

Educare il proprio bambino all’indipendenza (facendo compiere da soli i diversi traguardi senza soffocare gesti e iniziative).

Non impedire le azioni del bambino perché è troppo piccolo (evitando di giudicare i comportamenti in base all’età).

Evitare di forzare un bambino a fare qualcosa.

Educare al contatto con la natura rispettando la libertà e i suoi tempi di osservazione del mondo circostante.

Sulla stessa linea, educare a prendersi cura di altri esseri viventi (animali o piante, per aumentare una predisposizione alla previdenza).

Esaltare pregi e positività del bambino, evitando di parlare male del bambino soprattutto in sua presenza.

Educare a fare le cose con precisione, ritenuto un ottimo esercizio per armonizzare i movimenti.

Si parla anche della scuola, che deve essere a misura di bambino, con attività che lo aiutino a sviluppare le sue potenzialità e la sua intelligenza (oggetti da montare, incastri, cartoncini…).

Un atteggiamento nei confronti del bambino, insomma, di osservazione e che oggi giorno ispira 22mila istituti nel mondo, e che in Italia, secondo l’ultimo censimento dell’OnM, regna in 37 nidi, 256 classi di scuola materna, 350 di primaria. Numeri in incremento da un anno all’altro, con un’impennata della domanda anche da parte dei genitori.

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