Investire il pedone fuori dalle strisce è reato. Lo dice la Cassazione

pedone strada

Nella sentenza n. 27513/2017 depositata il primo giugno, dichiarando inammissibile il ricorso di un motociclista condannato per il reato ex art. 590 del codice penale, la Corte di Cassazione ha messo in evidenza come possa rispondere di lesioni personali colpose il conducente che investa un pedone nonostante il suo attraversamento sia avvenuto in maniera imprudente al di fuori dalle strisce.

Nello specifico si chiarisce che la dinamica in questione prevedeva una strada rettilinea e ben illuminata dalla luce del giorno, circostanze per le quali si sia ritenuto che il centauro avrebbe potuto evitare l’impatto. L’attraversamento improvviso, infatti, rappresenta un rischio tipico della strada.

La guida, inoltre, era apparsa non idonea a prevenire una situazione di pericolo eventuale. Si sottolinea, dunque, la responsabilità del conducente nel momento in cui l’atto di imprudenza del pedone venga ritenuto prevedibile. Un guidatore, dunque, viene ritenuto responsabile anche del comportamento imprudente altrui purché questo rientri nel limite della prevedibilità.

Per questo motivo, così come chiarito dai giudici, il conducente che veda lungo il proprio percorso pedoni che tardano a scansarsi, deve rallentare la velocità e, se occorre, fermarsi per evitare indecisioni pericolose da parte dei pedoni stessi che si presentino probabili. L’attraversamento del pedone, infatti, viene considerato un rischio prevedibile e il conducente è obbligato a prestarvi attenzione in modo da attuare opportuni accorgimenti che prevengano il rischio di investimento.

Per i giudici, infatti, se il conducente avesse mantenuto una condotta adeguata per velocità, livello di attenzione, viste le buone condizioni ambientali, avrebbe potuto arrestare la marcia ed evitare l’investimento e i conseguenti danni fisici procurati.