Avellino, accordo sulla sfiducia: la minoranza stacca la spina a Ciampi

Tra un mese si concluderà la breve e impalpabile avventura del cittadino Vincenzo Ciampi alla guida dell’amministazione civica di Avellino.

La stampa distratta ne sta dando notizia con particolare attenzione (“accanimento” direbbe conil consueto vittimismo il primo cittadino pentastellato), spiegando i motivi e le ragione della conclusione di una morte annunciata.

La realtà è impietosa: impossibile governare con l’appoggio della miseria di appena 5 consiglieri pentastellati per un sindaco che, peraltro, ha dato il meglio di se stesso per procurarsi antipatie e inimicizie, non solo politiche, dentro e fuori il palazzo comunale.

L’opposizione appare  compatta nel preparare la sfiducia al sindaco Vincenzo Ciampi.

A Palazzo di Città Pd, Popolari, Cipriano, Preziosi, Gaeta e Arace (assente ma a favore della sfiducia) scrivono la parola fine dell’esperienza a Cinque Stelle.

La mozione di sfiducia, inizialmente sottoscritta da 10 consiglieri, aggiunge le firme dei suddetti 6 esponenti democrati ma pure quelle dei 3 dei rappresentanti di «Davvero» di Gianluca Festa, e del consigliere Gianluca Gaeta, vicino alle posizioni dell’ex parlamentare D’Agostino.

Nessuna indicazione da parte di Forza Italia che resta un pò di qua e un pò di là, in una posizione ambigua e poco chiara. Ci sono però i numeri per fare uscire il sindaco “nominato” fuori dalla Casa, dopo qusti quattro mesi vissuti come se fosse al “Grande Fratello pip”.

Tornando ai numeri, il totale è di 20 consiglieri su 33 (sindaco compreso). Più che sufficienti per calendarizzare il Consiglio comunale a fine novembre (13 firme), e votare il provvedimento (bastano 17 sì).

Nelle prossime ore sarà definita la mozione di sfiducia, domani venerdì verrà presentata in capigruppo per calendarizzarla in aula, da quel momento arriverà in consiglio entro trenta giorni. Il 26 novembre diventa 20 consiglieri staccheranno la spina al governo pentastellato.

Il primo cittadino di Avellino, dal canto suo, non resterà a guardare e prepara il colpo a sorpresa: il dissesto.

Dichiarare il default potrebbe rompere il fronte della sfiducia o preparare al meglio la nuova campagna elettorale che si preannuncia pirotecnica, fin d’ora.

L’incapacità di riuscire a riconoscere i debiti fuori bilancio sarebbe il parametro da sfruttare per per arrivare al dissesto, anche se il quadro emerso dal bilancio, pur grave, per il settore finanze di Palazzo di Città è ripianabile con un piano di predissesto.

Domani mattina il sindaco presenterà la sua scelta ai capigruppo.

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