Caso meningite, troppi quesiti telefonici. L’Asl si decide a chiarire chi è a rischio

Se l’è presa comoda il dipartimento di prevenzione l’Asl di Salerno nel fornire indicazioni su come gestire la profilassi per il caso di meningite all’Università di Salerno. Il sei febbraio la comunicazione all’ateneo universitario nella quale veniva reso noto che una studentessa, la 21enne originaria di Marzano di Nola, risultava affetta da meningite.

Questa notizia ha suscitato, comprensibilmente, notevole agitazione nelle persone. Ed ha innescato l’accaparramento degli antibiotici. Nulla di più però è stato detto su chi fosse a rischio contagio e chi invece no. E soprattutto su chi si dovesse sottoporre a profilassi. Chiarimenti che sono arrivati solo nella giornata di oggi, 11 febbraio, a cinque giorni dalla prima nota.

L’Asl di Salerno, “sulla base di numerosi quesiti telefonici ricevuti sullo stesso argomento (meningite ndr) a cui sono state date esaurienti risposte” ha partorito una ulteriore nota indirizzata al rettore dell’Unisa chiarendo chi è a rischio contagio, e chi no, quando si parla di meningite.

E quindi “non è a rischio di ammalarsi chi non è stato vicino al soggetto che ha manifestato la malattia e in ambiente ristretto o in mezzi di trasporto. Non c’è alcun rischio per i contatti dei contatti. I contatti possono frequentare normalmente la collettività scolastica, per loro non sono previste misure come isolamento o restrizione della frequenza scolastica. La chemioprofilassi viene raccomandata per coloro che hanno avuto contatti stretti, a rischio con il soggetto che ha manifestato la malattia”. Per quanto riguarda le misure da attuare nelle collettività scolastiche: “non vi è alcuna indicazione alla chiusura dei locali scolastici, non vi è indicazione all’esecuzione di interventi straordinari di bonifica ambientale”.

Fin qui dunque la nota dell’Asl Salerno. Certo sarebbe stato più utile comunicare queste informazioni lo scorso sei aprile quando il caso di meningite è stato scoperto e non aspettare cinque giorni e decidersi “sulla base di numerosi quesiti telefonici ricevuti sullo stesso argomento”. Se non altro si sarebbero risparmiate ai cittadini tante ansie e paure. Però come si dice: meglio tardi che mai.