Fiume Calore, le proposte del circolo Sel di Montella

Pubblichiamo una nota del circolo SeL di Montella riguardo allo stato di inquinamento del fiume Calore: “E’ ritornata agli onori della cronaca irpina la questione della stato di abbandono e di degrado del Fiume Calore. Ritorna ciclicamente, ogni qualvolta si verifica una emergenza, in questo caso il lungo periodo di siccità autunnale, per poi scomparire subito dopo, quando, in qualche modo, la crisi viene superata dagli eventi. Le cause del degrado del fiume Calore e, più in generale, delle sempre più frequenti emergenze idriche, sono molteplici e di diversa natura. Le mutazioni climatiche, dovute al riscaldamento globale del pianeta, sono sicuramente tra le principali. Non è necessario scomodare illustri luminari per rendersi conto che da diversi anni la piovosità si è ridotta notevolmente e che la quantità di acqua piovana si concentra in sempre minori precipitazioni. In poche parole si è ridotto il numero delle precipitazioni ed è aumentato, senza compensare il deficit originato, la quantità di acqua che cade ad ogni precipitazione. Ma è diminuita, soprattutto, la nevosità che costituisce la vera fonte di alimentazione delle falde acquifere. Esiste quindi un problema ambientale che va affrontato con un programma di azioni variegato. E’ necessaria una efficace attività di divulgazione dei fenomeni di rischio ambientale, finalizzata a sensibilizzare l’opinione pubblica ad un uso più accorto delle risorse, non solo quelle idriche, e al contenimento dei consumi delle materie prime. Occorrerebbe incentivare, inoltre, l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili ed ecocompatibili, al fine di ridurre le emissioni di sostanze inquinanti nell’atmosfera, principale causa dell’effetto serra e dei cambiamenti climatici. Tale compito è certamente a carico dello Stato, ma ogni cittadino può dare il proprio contributo fattivo anche solo mutando di poco le proprie abitudini. L’altra causa del disseccamento del fiume Calore attiene all’utilizzo della risorsa idrica ed il particolare dei prelievi in falda e alle sorgenti, sia per fini domestici che per fini produttivi. La materia è normata dal Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 – Testo Unico Ambientale, che disciplina, tra le altre cose, la gestione e la tutela delle risorse idriche. Il problema è che, come spesso accade in Italia, alla norma non viene data un’adeguata applicazione. Per esempio alle Autorità di Bacino spettava il compito di pianificare e programmare le azioni per la conservazione, la difesa e la valorizzazione del suolo e la corretta utilizzazione della acque, sulla base delle caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio interessato. La nostra Autorità di Bacino (Liri – Garigliano – Volturno) ha approvato, già nel 1989 con la precedente normativa, un preliminare di piano stralcio per il “governo della risorsa idrica superficiale e sotterranea” che non ha trovato applicazione concreta perché esso non è mai diventato un vero e proprio Piano. Le nuove norme non sono mai state attuate (istituzione della conferenza istituzionale permanente che doveva adottare gli atti di indirizzo, coordinamento e pianificazione delle Autorità di Bacino). Attraverso il Piano di Bacino, l’Autorità avrebbe dovuto definire e aggiornare il “bilancio idrico” e pianificare gli interventi in funzione delle risorse disponibili. La norma stabilisce, altresì, che le regioni, sentite le Autorità di Bacino, disciplinano e regolano “i prelievi delle acque sotterranee laddove sia necessario garantire l’equilibrio del bilancio idrico”. Inoltre, l’ente Parco Regionale dei Monti Picentini (ma è mai esistito?), sentita l’Autorità di Bacino, definisce le acque sorgive, fluenti e sotterranee necessarie alla conservazione degli ecosistemi, che non possono essere captate. Non ci risulta che tali enti abbiano soddisfatto le prescrizioni legislative. L’Autorità di Bacino e la Regione Campania, quindi, adempiendo ai compiti assegnati della legge, hanno tutti gli strumenti per garantire un uso equilibrato delle risorse idriche.
Le nostre proposte, per i motivi sopra enunciati, sono:
1) iniziare una campagna di sensibilizzazione per un uso più responsabile delle risorse idriche;
2) chiedere agli enti preposti (Autorità di Bacino e Regione Campania) di avviare un programma di tutela delle risorse idriche dell’Alta Irpinia, in applicazione del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modificazioni. L’aggiornamento del bilancio idrico consentirebbe di rivedere le varie concessioni rilasciate agli enti di gestione delle acque;
3) realizzazione di opere di manutenzione ordinaria del fiume Calore, nel pieno rispetto delle fauna e della flora fluviale;
4) realizzazione di piccoli invasi lungo il fiume con opere compatibili, per dimensioni e tipologia, con l’ambiente, in modo da trattenere le acque piovane, razionalizzare i flussi idrici e garantire, per quanto possibile, la portata minima vitale del fiume nei periodi di magra;
5) manutenzione straordinaria delle condotte in modo da ridurre al minimo le perdite di acqua lungo le reti idriche;
6) adozione di sistemi di irrigazione in agricoltura meno dispendiosi;
7) favorire operazioni di riconversione colturale incentivando coltivazioni che hanno bisogno di minori quantità di acqua;
8) adeguamento degli impianti di depurazione esistenti in modo da riutilizzare le acque depurate per fini produttivi (agricoltura e industrie).
Inoltre, al fine di assicurare il deflusso minimo vitale del fiume, le sorgenti Candraloni e Scorzella dovrebbero essere liberate perché superficiali e facilmente inquinabili per la presenza di doline sul suo bacino, e, quindi, non perfettamente idonee ad uso potabile a meno di una forte clorazione. Il fabbisogno idrico di acqua potabile di Montella (circa 4 litri/secondo) potrebbe essere garantito dalle sorgenti del Bagno della Regina, attraverso il ripartitore di Serrapullo”.

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