Giornata ferrovie dimenticate, petizione per l’Avellino-Rocchetta

In occasione della 5* Giornata nazionale delle ferrovie dimenticate, in programma domenica 4 marzo, è stato preparato, da Co.Mo.Do., la Confederazione della Mobilità Dolce, un documento sulla DIFESA DEL PATRIMONIO FERROVIARIO a seguito delle recenti dismissioni avvenute con l’entrata in vigore dell’orario invernale 2011 e 2012.
“Come ben sapete – afferma Pietro Mitrione – per la nostra storica Avellino Rocchetta Sant’Antonio sta per accadere quello che ormai da sempre si prospetta : la sua completa soppressione. Dal 13 dicembre 2010 la ferrovia Ofantina, su decisione inopinata, della Regione Campania è “sospesa”. …A nulla è valsa l’esperienza, condotta dalla ASSOCIAZIONE IN_LOCO_MOTIVIi, di promozione territoriale dal basso e senza fondi pubblici che ha visto letteralmente rinascere a nuova vita il treno sulla più antica tratta irpina, come mezzo a servizio del turismo e della conoscenza del territorio. Invitiamo, pertanto, i cittadini e le Associazioni a sottoscriverlo ufficialmente utilizzando il sito firmiamo.it all’indirizzo: http://www.firmiamo.it/appello-linee-ferroviarie-italiane-dismess-co-mo-do-“

ECCO IL TESTO DEL DOCUMENTO DA SOTTOSCRIVERE
“Le Associazioni ambientaliste, di utenti e della mobilità sostenibile, riunite sotto l’egida di Co.MoDo. (Confederazione della Mobilità Dolce) lanciano il seguente appello.
CONSIDERATO CHE
dopo un quarto di secolo in cui si era fermata l’emorragia di linee ferroviarie che aveva caratterizzato gli anni della motorizzazione di massa – ed anzi il numero di chilometri riaperti all’esercizio aveva leggermente superato le chiusure – l’emergenza finanziaria che sta vivendo il nostro Paese rischia di produrre un nuovo consistente attentato al patrimonio nazionale di infrastrutture su rotaia.
L’orario entrato in vigore nel mese di dicembre 2011 vede il traffico passeggeri cancellato (in alcuni casi tecnicamente solo “sospeso”, come per la ferrovia Avellino-Rocchetta da un anno, per sopravvenute interruzioni, che, tuttavia, possono divenire definitive) sui oltre 600 chilometri della rete in gestione a Trenitalia.
Tra le linee colpite c’è la bellissima Sulmona-Castel di Sangro, la più alta ferrovia italiana che costituiva una possibilità di accesso al Parco Nazionale d’Abruzzo nel pieno rispetto del paesaggio e delle compatibilità ambientali. Ma anche la Mortara-Casale-Asti, interrotta a causa di una frana presso Moncalvo – nella totale indifferenza della Regione Piemonte – itinerario che costituiva un prezioso collegamento diretto tra Milano il Monferrato e le Langhe (da notare che i binari tra Mortara e Casale sono in perfetto stato e la circolazione dei treni potrebbe essere da subito ripristinata). Oppure la breve tratta tra Castellamare e Gragnano, nella congestionatissima area metropolitana di Napoli, chiusa solo perché alcuni passaggi a livello risultavano sgraditi a certi amministratori locali. O ancora la Caltagirone-Gela, linea relativamente recente, in quanto inaugurata nel non lontano 1979 per rimediare all’isolamento della Sicilia meridionale, ed ora interrotta per il crollo di un ponte che pare nessuno si curi di ripristinare.
PRESO ATTO COME
tutto ciò dimostra la scarsa considerazione in cui versa il trasporto su rotaia, a dispetto di decenni di promesse circa il necessario riequilibrio modale a fini di tutela ambientale e di servizio universale, principi nei fatti sacrificati da molte Regioni che continuano evidentemente a ritenere superfluo il contributo delle ferrovie locali, tanto da sacrificarle a fronte delle difficoltà di bilancio.
RITENUTO PRIORITARIO
che non siano abbandonate queste preziose risorse infrastrutturali, ereditate in virtù dei sacrifici delle generazioni che ci hanno preceduto e, nell’attesa di valutare caso per caso le prospettive delle singole linee (la cui gestione potrebbe anche essere messa a gara, invitando vettori nazionali ed esteri diversi da Trenitalia, come avvenuto con successo in Alto Adige per la tratta Merano-Malles),
CHIEDONO
alla Presidenza del Consiglio ed al Ministro delle Infrastrutture di imporre a RFI l’onere di garantire la manutenzione ordinaria delle linee chiuse al traffico, onde non pregiudicare definitivamente le possibilità di ripristino dell’esercizio ferroviario, sia a servizio delle comunità locali, sia quale strumento di valorizzazione dell’escursionismo compatibile con la tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale italiano”.

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