Mediazione familiare, interviene l’Aiga di Avellino

Mediazione familiare, interviene l’Aiga di Avellino

“Il considerare la mediazione familiare uno strumento completamente sostitutivo del sistema legale e conseguentemente il mediatore come sostituto dell’avvocato è un ottica miope”. E’ quanto dichiarato dall’Avvocato Walter Mauriello, presidente dell’Aiga, sezione Avellino, che aggiunge: “Solo la competenza dell’avvocato è garanzia per affrontare tutte le complesse questioni di natura economica e patrimoniale come l’attribuzione della residenza coniugale, l’assegnazione di una somma di mantenimento, lo scioglimento della comunione legale. La normativa in materia di mediazione familiare lascia dei vuoti che devono essere colmati al più presto sulla definizione del ruolo del mediatore. Senza una qualifica professionale chiara e precisa si rischia di incorrere in soggetti non supportati da specializzazione settoriale”.
La mediazione familiare è un intervento professionale rivolto alle coppie e finalizzato a riorganizzare le relazioni familiari in presenza di una volontà di separazione. Obiettivo centrale della mediazione familiare è il raggiungimento della cogenitorialità, ovvero la salvaguardia della responsabilità genitoriale individuale nei confronti dei figli. Attualmente in Italia la mediazione familiare non è ancora una professione regolamentata, non esiste cioè un organo istituzionale vigilante (come un Albo o un Ordine professione) né dei requisiti minimi definiti dallo Stato per poterla esercitare.
“La sfiducia verso i servizi sociali – continua Mauriello – la mancanza di una definizione dai contorni netti del mediatore nonché l’assenza di un albo che istituzionalizzi tale figura, sono indici che testimoniano la necessaria prudenza quando si parla di mediazione familiare e dell’obbligatorietà dell’invio della coppia al procedimento mediativo, non tenendo conto neanche del fatto che i mediatori stessi indicano la volontarietà nel rivolgersi a questo percorso uno degli elementi dell’eventuale successo della risoluzione alternativa del conflitto. E’ assolutamente necessario sottolineare che questa forma di risoluzione delle controversie familiari deve essere considerata solo come integrazione di procedimenti finalizzati a comporre la crisi familiare. Pertanto, sarebbe utile e opportuno avviare, in primis, un’opera di sensibilizzazione tramite iniziative che abbiano come fine di far comprendere ad un pubblico molto vasto cosa sia la pratica di mediazione. Successivamente, appare imprescindibile che qualunque operatore, mediatore avvocato, giudice che ruoti intorno alla sfera familiare debba possedere formazione e conseguentemente competenze specifiche per gestire questo tipo di delicate problematiche”.
La natura dei conflitti tra coniugi che, successivamente, rischia di coinvolgere anche i figli, è sempre molto delicata, e si richiede una effettiva specializzazione a riguardo, al fine di evitare abusi, cattiva pratica, sfruttamento delle crisi familiari, e soprattutto per contrastare il diffondersi di mediatori improvvisati, privi di cultura, preparazione e tecnica, il cui solo obiettivo è quello di conquistarsi senza merito uno spazio nel mondo del lavoro.
“I mediatori devono acquisire un ruolo che non sia sostitutivo né competitivo con quello dei magistrati, degli avvocati, degli psicoterapeuti di coppia: un ruolo fondato su una sicura preparazione psicologica e giuridica e volto ad aiutare i coniugi separati o divorziati. La mediazione, in sostanza non è né psicoterapia né compromesso giuridico ma piuttosto un modo pratico di accordarsi su singoli aspetti della problematica attuale. A tal fine sarebbe auspicabile un’esperienza di co-mediazione, come avvenuto a Londra nel 1986 dove è stato inaugurato un progetto chiamato “Solicitor in Mediation” dove due professionisti, uno esperto nel campo delle relazioni umane e l’altro delle discipline giuridiche cercavano di raggiungere accordi di mediazione globale” conclude il Presidente Mauriello.

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