Tribunale Ariano, lettera aperta di Giovannelli ai sindaci

ARIANO IRPINO – “La seduta di consiglio comunale di Ariano, allargata ai sindaci della zona, non ha dato i frutti sperati nè ha fornito gli strumenti operativi per affrontare al meglio e, possibilmente, vincere la battaglia contro la soppressione del tribunale”. Esordisce così l’avvocato Pasquale Giovannelli in una lettera aperta rivolta a tutti i primi cittadini dei comuni che fanno capo al tribunale arianese.
“L’assemblea dei sindaci – prosegue Giovannelli – si è limitata a sostenere le argomentazioni, definite “tecniche”, esposte dall’Ordine degli Avvocati e dal Procuratore Capo di Ariano dott. D’Emmanuele. Lo stesso sindaco di Ariano ha lanciato forti affermazioni in difesa del tribunale e inviti a non abbandonare il campo ed a restare uniti per ottenere il mantenimento del Tribunale di Ariano, quale necessario presidio di giustizia a salvaguardia di un territorio vastissimo, da potenziare perchè possa assolvere ancora meglio alla sua insostituibile funzione.
Non sono mancate le prevedibili adesioni agli appelli, a volte accorati, da parte dei politici presenti, tutti dichiaratisi solidali con quanti detestano la minacciata soppressione.
Ma, a parte le interessanti e concrete dichiarazioni del sindaco di Avellino, per la prima volta presente in questa battaglia a fianco dei sindaci della zona, e a parte anche la dichiarazione dell’Assessore provinciale Gambacorta (intervenuto a titolo personale dal momento che il presidente dell’ente era rappresentato dal consigliere Stiscia di Montecalvo) di voler assumere a carico della Provincia il costo per il funzionamento del Tribunale – stimato in € 190.000- l’Assemblea dei Sindaci non ha dato una risposta convincente e capace di contrastare la scelta scellerata della provincializzazione ad ogni costo, in nome della quale si minaccia concretamente la soppressione del nostro tribunale.
La battaglia va proseguita, se veramente vogliamo vincerla, offrendo argomenti ed analisi più complessivi. Non bastano i dati, più o meno ragionieristici, alla portata di avvocati e magistrati; nè bastano gli apporti generosi dei dirigenti degli uffici giudiziari di Ariano.
La battaglia è “politica”, nel senso più nobile della parola, e si può sperare di vincerla soltanto affrontandola all’unisono, in tutto il circondario, con scelte convinte, manifestate dai singoli comuni e racchiuse anche in atti amministrativi che confermino il superamento di divisioni di ogni tipo, politiche e campanilistiche, e coinvolgendo, oltre ai comuni, anche tutte le forze politiche, i sindacati e gli imprenditori.
Vi è stata la fase della declamazione di tali volontà, occorre passare al momento dei fatti. La rappresentazione delle concordi volontà delle amministrazioni locali deve giungere come segnale forte e chiaro ai rappresentanti politici nazionali e regionali e non solo al governo, col quale occorre stabilire un canale di interlocuzione diretta e costante. Nel contempo, è il caso di accompagnare la richiesta con una articolata rappresentazione delle peculiari caratteristiche della zona e con l’assunzione di impegni, se necessari.
Il territorio va valorizzato per la sua estensione, per la natura interamente montana, per la carenza di collegamenti veloci sia al proprio interno sia in direzione del capoluogo di provincia (non valendo a tal fine, nemmeno in minima parte, il tratto di autostrada Grottaminarda con Avellino), per l’inesistenza di collegamenti ferroviari e per l’assoluta inadeguatezza di quelli del pubblico trasporto locale, per le notevoli distanze tra i comuni del circondario, che non possono essere ulteriormente aggravate con il proposto accentramento, il quale determinerebbe la necessità di abituali spostamenti dei cittadini e degli addetti ben al di là dei limiti di una pendolarità sopportabile.
Uguale analisi va compiuta con riguardo alla popolazione ed alle sue abitudini di vita, all’etnia, al numero complessivo degli abitanti, alla dislocazione della popolazione in centri di dimensioni rilevanti, quali, significativamente, Montecalvo, Ariano, Grottaminarda, Mirabella Eclano ed altri a seguire, alla distribuzione degli insediamenti abitativi sull’ampio territorio, caratteristica che non viene resa in modo efficace col semplice richiamo alla densità demografica.
Infine vanno evidenziate e rappresentate tutte le istituzioni presenti sul territorio, pubbliche (carcere, compagnia CC., Commissariato di PS, istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, etc,) e private, la presenza di nuclei industriali con le numerose iniziative imprenditoriali, etc. Va offerta, in definitiva, la rappresentazione di ogni elemento qualificante dell’intero territorio, delle sue specificità, etc., al fine di consentire l’apprezzamento della sua omogeneità e della necessità che nell’ambito dello stesso vengano date risposte anche alle esigenze di giustizia, che non risulterebbero giammai adeguate se le popolazioni fossero costrette a ricercarle altrove, dopo l’aggregazione innaturale ad altro bacino, rispetto al quale continuerebbero a sentirsi estranee.
Oltre alle deliberazioni specifiche che potranno essere assunte dai singoli comuni, sembra il momento di valutare l’opportunità della creazione di una associazione tra tutti i comuni, convergendo in una scelta di area alla quale riferire la programmazione presente e futura, in una visione d’assieme che certamente darebbe maggiore impulso allo sviluppo delle singole realtà, in ogni campo della vita civile ed economica. Dopo che, con la riforma delle Province, si è sostanzialmente eliminato un momento di probabile sintesi delle istanze locali che non trovano soluzione nel singolo comune, è il caso di dotarsi di un organismo politico di portata sovracomunale.
Pur non potendosi andare alla costituzione di organismi istituzionali, quali i vecchi “circondari” non più previsti dalla Costituzione, si avverte la necessità di prevedere un momento di incontro tra le varie realtà locali, essenzialmente politico, al quale affidare la nascita di iniziative di interesse e di portata sovracomunale. Lo strumento attualmente voluto e favorito dalla legislazione è quello dell’associazione fra i comuni. Perchè non cogliere l’occasione per lanciarne la costituzione, certamente utile ed anche indispensabile per l’organizzazione dei servizi a misura della nostra omogenea area subprovinciale?
Perchè non delegare ai Sindaci dei Comuni più grandi l’onere della interlocuzione con il Governo sul tema del mantenimento del tribunale ed anche l’incarico di passare alla costituzione dell’Associazione dei Comuni del Circondario?”.

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