Avellino, Ospedale Moscati perde i pezzi: altro che eccellenza

Il vastissimo complesso ospedaliero del “San Giuseppe Moscati” di Avellino perde pezzi importanti.

La cittadella sanitaria, vanto e orgoglio della sanità irpina, comincia a svuotarsi.

Due reparti trasferiti a Solofra, un altro che chiude.

Altro che eccellenza.

In base alla riorganizzazione regionale e in ossequio al piano ospedaliero, il “Moscati” perde l’Unità Operativa di Fegato complessa.

Un reparto da anni diretto dal Dottore Salvatore D’Angelo.

Un medico che, fin dai tempi in cui lavorava negli angusti locali di Viale Italia, ha fatto costantemente crescere il livello qualitativo.

Vero punto di riferimento, ha profuso un impegno quotidiano con dedizione e passione, qualità raramente riscontrabili in altri “camici bianchi”. Quelli solitamente avvezzi a fare carriera più che spendersi per l’utenza.

Quel reparto, che tanto va bene, non sarà attivo dal 1° dicembre prossimo.

ALTERNATIVA

Alternativa? Napoli, il reparto presente presso il Cardarelli. Trovare lì un posto in corsia sarà come vincere al superenalotto.

E così cresceranno i disagi di quanti sono alle prese con terapie relative al fegato. Sarà difficile riscontrare la stessa disponibilità ricevuta ad Avellino.

Oltre a tale reparto, altri due lasceranno gli ampi locali del “Moscati” di Contrada Amoretta.

Saranno trasferiti al “Landolfi” di Solofra sia il reparto di geriatria che quello di oculistica.

Disagi per quanti dovranno spostarsi presso l’altra struttura, con difficoltà di collegamento pubblico.

Tre reparti che vanno via, ed allora ti aspetti che vengano migliorati e allargate le altre divisioni. Macchè.

Il pronto soccorso mantienele ormai note e gravissime criticità, così pure altri reparti con spazi enormi e pochi  posti letto.

ACCERTAMENTI

Difficoltà pure per chi deve sottoporsi ad accertamenti diagnostici. Solo chi ha avutoproblemi di salute può rendersi conto di quanto sia difficile frequentare il “Moscati” e risolvere i problemi, senza avere Santi in Paradiso.

E allora si arriva, come sempre avviene in questa provincia, alla raccomandazione.

Si va alla ricerca dell’amico dell’amico, del politico di turno, del faccendiere che conosce tutto e tutti, a quello che ti promesse qualcosa e in cambio pretende tanto.

ZERO DIRITTI

E i sindacati?

Lanciano appelli, scrivono comunicati, fanno fumo.

Alla fine si adeguano, sottoscrivono accordi, finendo con il condividere e accettare passivamente ogni decisione che piove dall’alto.

Il Tribunale per i Diritti del Malato?

Non ha più voce, nessuno se lo fila.

Mai come in questo periodo è importante la salute. Nel vero senso della parola, non solo come augurio. Altrimenti diventa molto difficile curarsi.