Calcio Avellino, maledizione Sidigas: De Cesare ma che fine hai fatto?

Che fine ha fatto Gianandrea De Cesare?

Dov’è finito quel riccastro che spendeva e spandeva soldi come fossero coriandoli, che guidava l’elicottero per evitare il traffico dei comuni mortali?

L’uomo sorridente che prometteva ed elargiva contributi a destra e manca, quello che pasteggiava con i vini di nonna Ines e dispensati agli amici, persone che potevano poi  tornargli utili?

Colui che nulla faceva per caso, che affidava le sue cause tributarie a uno studio che gli garantiva assistenza massima e risultati positivi ai processi, che ricambiava offrendo presidenze e soldi?

Vogliamo continuare?

Parlare poi dei politici, dei sindaci ingenui (si fa per dire…), dei leccaculo e dei dipendenti pronti a immolarsi per nome e conto del loro generoso padrone?

Ci sarà tempo per farlo.

Gente che adesso vanta amicizia con “Gianandrea”, ingegnere divenuto calamita di guai da quando è entrato nel calcio.

Perchè lo ha fatto?

Magalomania oppure perchè “doveva”?

Maledizione del calcio

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Chi ha spinto De Cesare a entrare nel mondo del calcio che, per quanti ne hanno fatto parte in terra irpina, ha puntualmente rappresentato una maledizione?

Vogliamo fare l’elenco dei presidenti e dirigenti arrestati, di quelli finiti in malora, altri divenuti pezzenti e sbeffeggiati anche dall’ultimo dei mendicanti?

I guai di De Cesare, le sue malefatte, i comportamenti disinvolti ma vietati, sono emersi quando è entrato nel calcio, spinto da forze politiche divenute poi malefiche.

Fino a quattro mesi fa “Gianandrea il bello” dispensava strette di mano ai tifosi, andava con loro in trasferta, indossava la sciarpa e si emozionava (fingeva così bene?) per i risultati del suo Avellino che a stento conosceva.

E poi abbracciava i giocatori, li rassicurava facendo capire loro che le partite si possono pure vincere, regalava soldi, quelli che praticamente gli cadevano dalle tasche, guadagnati con facilità.

La gita a Capri

L’apice della sua magnanimità fu toccata con quella gita in barca (una mezza…nave) a Capri coi giocatori, gli allenatori e i questuanti a bordo che lo chiamavano per nome, e lui gioiva come un bambino, c’era da festeggiare la promozione dell’Avellino.

L’apice, già.

Da quel giorno è iniziata la parabola discendente, la giustizia che comincia (attenzione: comincia) a presentargli il conto, i creditori che lo assillano, i giornalisti divenuti di assalto – pure quelli beneficiati da lauti contratti pubblicitari – che vogliono conoscere il suo “vero” pensiero, come del resto i magistrati che invece vogliono conoscere i suoi “veri” comportamenti.

Sparito dalla circolazione

Ogni tanto il fido pluri-presidente ne annunciava la possibile apparizione (“E’ vicino il tempo della sua venuta”, rassicurava Mauriello come se parlasse di Cristo in terra) ma De Cesare non si è più fatto vedere.

Con quale faccia poteva presentarsi alla gente, ai tifosi, alla stampa?

Chissà dov’è adesso l’ingegnere bellino, se è in barca oppure chiuso in casa.

Maledetto De Cesare, è il pensiero unanime di chi ha visto scomparire la Scandone e ora teme che l’Avellino Calcio faccia la stessa fine. Pure a Matera lo maledicono perchè il calcio è scomparso con il marchio Sidigas sulle magliette. Porta male.

Ora ci sono utenti della Sidigas che stanno cambiando gestore, meglio essere prudenti.

Re Mida al contrario

Re Mida, ogni cosa che toccava diventava oro. De Cesare gli somigliava, fino a poco tempo fa.

Come l’altro ingegnere, “zio Elio” Graziano dei tempi e lenzuola d’oro, di cui parleremo in futuro facendo un parallelismo tra ingegneri, elicotteri e calcio.

E il contrario di Re Mida qual è, come si dice?

Come si definisce colui che porta guai anzichè benefici? Jettatore, poveraccio, squattrinato?

No, poveracci sono quelli che si sono lasciati abbindolare da personaggi del genere, i quali ai posteri  hanno lasciato e lasceranno – non solo a livello sportivo – solo guai e problemi.

Buona domenica.

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