Risarcimento di € 100mila per Giuseppe De Mita: fu diffamato da una giornalista de L’Espresso

Ci sono voluti sette anni per fare emergere la verità. Tanto tempo per ottenere una sentenza attraverso cui viene riconosciuto che i fatti raccontati dal settimanale “L’espresso” non erano veri.

Racconta adesso Giuseppe De Mita: “Ricordo quei giorni — con un senso di impotenza e di amarezza che il tempo e la sentenza non hanno cancellato. Ora perlomeno si è ristabilita la realtà dei fatti. Viene da dire che anche in un’epoca di post verità, dopo la post verità c’è pur sempre la verità”.

Cosa era accaduto?

Nel 2012 una giornalista de L’Espresso scrisse in due articoli dal titolo “Scorta De Mita, punita la vigilessa” e “La nostra risposta”, rispettivamente del 28 e del 29 agosto.

Secondo tali servizi veniva raccontato che Giuseppe De Mita, all’epoca dei fatti Vice Presidente della Giunta regionale della Campania e Assessore con delega al Turismo e ai Beni Culturali, si era recato ad una festa di paese facendo un uso illegittimo e personale dell’auto di servizio e dell’autista assegnati dalla Regione.

A nulla valsero le smentite: fu replicato che i fatti erano quelli riportati dalla giornalista Cristina Cucciniello.

La vicenda, pubblicata sul sito on line de L’Espresso, ebbe risalto sulla stampa nazionale e fece il giro del web (articoli tuttora consultabili), come una delle classiche storie di comportamento sguaiato e privilegiato dei politici.

Ora – a conclusione del giudizio civile intentato da Giuseppe De Mita (assistito dal Collegio difensivo composto, oltre che dallo stesso De Mita, dall’Avv. Angelo D’Avella e dall’Avv. Laura Giovannelli) nei confronti della giornalista e de L’Espresso – il Tribunale di Avellino, nella persona del Giudice, dott.ssa Annamaria Cicala, con la Sentenza n. 196/2019, ha riconosciuto che i fatti pubblicati dalla testata non erano veri e che gli articoli contestati violarono i principi deontologici di pertinenza e di continenz.

Sulla scorta della illegittimità/illiceità di tali condotte, la giornalista e la testata sono state condannate in solido a risarcire i danni, nella misura di centomila euro, a rimuovere gli articoli dagli archivi telematici e al pagamento delle spese del giudizio.

 

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