Accuse gravissime: rinviato a giudizio il comandante dei Vigili di Avellino

Rinvio a giudizio e prima udienza il 24 gennaio 2018 dinanzi al Tribunale di Nola per Arvonio Michele, nato a Pomigliano d’Arco  il 13/07/1967, rappresentato dall’avv. Vincenzo Laudanno con studio a Nola.

È la decisione adottata dal G.U.P. del Tribunale di Nola a carico dell’Arvonio, attuale Comandante della Polizia Municipale di Avellino.

Arvonio Michele deve rispondere dei reati di abuso di ufficio e tentata concussione.

Gli eventi dettagliatamente riportati negli atti giudiziari, avvennero a Tufino tra febbraio e maggio 2015: all’epoca Arvonio ricopriva “a scavalco” i ruoli di comandante della Polizia Locale di Tufino (Napoli) e della Polizia Municipale di Avellino.

Alla luce del rinvio a giudizio e, quindi, del processo che il Comandante dovrà affrontare per difendersi dalle gravi e pesanti accuse, potrebbero esserci ripercussioni sull’attività attualmente svolta dal dirigente della Polizia Municipale di Avellino. In proposito dovrà esprimersi il Sindaco.

I FATTI

Secondo la richiesta avanzata dal P.M. della Procura di Nola, dott.ssa Luisa D’Innella, l’imputato Arvonio Michele dovrà difendersi dal reato di tentata concussione perché, “in qualità di pubblico ufficiale, essendo all’epoca comandante della Polizia Municipale di Tufino, abusando della sua qualità, compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere gli interlocutori a dargli o comunque a promettergli indebitamente l’utilità consistente nel vantaggio elettorale che sarebbe derivato alla lista da Arvonio sostenuta e facente capo al candidato Sindaco Franco Tommaso Esposito.

Per ottenere ciò, come ricostruito dal P.M. nella richiesta di rinvio a giudizio, l’Arvonio avrebbe convocato presso i propri uffici Colantonio Giuseppe pronunciandogli frasi del tipoFranco (il candidato Sindaco n.d.r.) c’è rimasto un poco male…tu lavori a Tufino…vai solo a perdere, tu avrai ripercussioni…magari qualche carta non ce l’hai a posto… ti puoi aspettare che dopo ti fai male?”.

Lo stesso Arvonio, sempre secondo quanto accertato dal P.M., si sarebbe poi recato presso l’abitazione di Falco Bartolomeo avvertendolo che “non avrebbe dovuto candidarsi con la lista facente capo a Carlo Ferone pronunciando la frase “chi non è con me, è contro di me”.

Gli eventi non si concretizzarono per l’opposizione di Giuseppe Colantonio, di anni 52, rappresentato nel processo insieme alla moglie Angela Pasqualina Iovino di anni 49 (pure indicata dal Sostituto Procuratore dr.ssa D’Innella tra le persone offese) dall’avv. Michele Franco, e di Bartolomeo Falco di anni 52, che è assistito dal difensore di fiducia avv. Walter Mancuso con studio a Nola.

I REATI

Solo per tale opposizione non è stato configurato il reato di concussione (punito con la reclusione da sei a dodici anni), ma quello di “tentata concussione” che viene comunque punito severamente poichè, nonostante il reato non sia stato effettivamente commesso, il legislatore parte comunque dal presupposto del tentativo di corruzione dei soggetti in questione. Per questo motivo, le sanzioni saranno ridotte (soltanto a qualche mese di reclusione), ma comunque rese effettive dal giudice competente.

Lo stesso Arvonio Michele nell’aula del Tribunale di Nola, il prossimo 24 gennaio, dovrà rispondere pure del reato di abuso d’ufficio (art. 323 c.p.) poichè, sempre nella qualità di comandante della Polizia Locale del Comune di Tufino, nello svolgimento delle sue funzioni, intenzionalmente procurava un danno ingiusto a Giuseppe Colantonio dopo l’ufficializzazione della candidatura del figlio di costui, Carlo Colantonio, ponendo di iniziativa sotto sequestro l’intera area sita in Via Cimitero di Tufino, utilizzata dal Colantonio come deposito degli automezzi della Euro Asfalti di cui era amministratore, nonostante non ricorresse alcuna situazione d’urgenza.

Tale reato di abuso d’ufficio, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.