Arrestato Giovanni Attanasio: trema mezza Avellino

Su disposizione di questa Direzione Distrettuale Antimafia, personale della Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Salerno, nei confronti dell’imprenditore Giovanni Attanasio e del pregiudicato Enrico Bisogni.

Con lo stesso provvedimento, sono stati disposti gli arresti domiciliari per Sergio La Rocca, stretto collaboratore di Attanasio, nonché il sequestro di beni per un valore di 220.000 euro nei confronti dello stesso Attanasio e di ulteriori 70.000 euro nei confronti di un ulteriore indagato.

Gravi indizi di colpevolezza, a carico dei destinatari dei provvedimenti giudiziari, per una associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti di riciclaggio, di intestazione fittizia di beni, di false attestazioni all’Autorità Giudiziaria e di reati tributari.

Giovanni Attanasio era stato recentemente al centro delle cronache per la vicenda relativa all’inchiesta che aveva portato ai provvedimenti giudiziari nei confronti dell’ex capo dell’Ispettorato del Lavoro di Avellino, Renato Pingue, e di un noto imprenditore di Atripalda, legale rappresentante di una importante azienda alla quale erano stati sequestrati beni insieme a quelli facenti capo all’Attanasio.

Per il Pingue, accusato di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio in concorso con due imprenditori, il provvedimento restrittivo è stato revocato e sostituito con la sospensione dai pubblici uffici per 9 mesi.

Lo scorso 4 dicembre il Tribunale di Avellino, presieduto dal giudice Sonia Matarazzo, aveva rigettato l’istanza attraverso cui i legali  avevano richiesto il dissequestro che ha interessato 30 conti correnti riconducibili alle due società: la “Antonio Capaldo spa”, con il suo legale rappresentante il 77enne Gerardo Capaldo e la “Natana.doc” facente capo a Giovanni Attanasio. (LEGGI QUI)

Una azione per garantire il congelamento dell’importo ritenuto dagli inquirenti “profitto derivante da condotte ritenute estorsive messe in atto dai due imprenditori in concorso”.

Sarà il processo a stabilire, in seguito, l’eventuale colpevolezza o innocenza delle persone coinvolte nella vicenda che ha destato notevole scalpore sia per la notorietà dei personaggi che per il coinvolgimento indiretto di centinaia i lavoratori.

Ora il nome di Giovanni Attanasio torna prepotentemente alla ribalta per una vicenda che è stata seguita da altra Procura della Repubblica dalla quale è stato a lungo attenzionato anche attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali che andavano avanti da tempo. Non è escluso che possa esserci un intreccio tra le due indagini, ovvero tra quella condotta dai magistrati di Avellino e i colleghi della D.D.A.e che è frutto di indagini lunghe e complesse avviate nel giugno 2014.

Oltre agli arresti di Attanasio, Bisogno e La Rocca,  sono  state eseguite numerose perquisizioni effettuate nelle province di Salerno, Roma e Vicenza nei confronti dei principali indagati e delle società del gruppo Attanasio.

Nei confronti di una delle principali società di lavoro interinale, è stata accertataun’ingente evasione fiscale, per la quale nell’estate dell’anno 2015 era stato disposto ed eseguito il sequestro preventivo di un patrimonio nella disponibilità dell’Attanasio per un valore iniziale di oltre 8 milioni di euro, costituito da immobili, azioni, conti correnti, denaro contante, orologi preziosi e quadri d’autore, poi ridotto per effetto di successivi pagamenti di crediti vantati dall’Amministrazione finanziaria.

Le attività imprenditoriali di Giovanni Attanasio si sono nel tempo estese da Pontecagnano Faiano, sede principale dei suoi affari, in molte altre province italiane (Ancona, Avellino, Bari, Catania, Napoli, Prato, Panna, Trapani, Varese e Vicenza).

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