Pizzo Superenalotto: i dettagli del blitz

Pizzo Superenalotto: i dettagli del blitz

Pizzo sulle vincite al Superenalotto di Ospedaletto: i dettagli dell’operazione che ha portato a cinque arresti e che è stata condotta dai carabinieri di Avellino sono stati illustrati in una conferenza stampa che si è tenuta presso la sede del comando provinciale dell’Arma. In manette Matarazzo Mario (residente a Pietrastornina – pregiudicato); Santaniello Raffaele (già detenuto per altra causa); Scognamiglio Francesco (residente a Pietrastornina – pregiudicato); Dello Russo Antonio (residente a Mercogliano); Genovese Marco Antonio (residente in Summonte – operaio). Le mani della camorra sono finite, questa volta, sulle vincite del Superenalotto. Unico caso in Italia che ha destato ritegno ed incredulità. La vincita (33 milioni di euro), avvenuta grazie ad un sistema giocato da un gruppo di 30 persone, presso un esercizio commerciale di Ospedaletto d’Alpinolo (AV), risale al 17 gennaio 2008. Nessuna festosità ed esultanza per i baciati dalla dea bendata ma timore, silenzio e continue intimidazioni. I pregiudicati, legati al Clan Cava e Genovese, pretendevano dai vincitori del superenalotto, una parte del bottino, per il mantenimento dei carcerati appartenenti agli stessi clan, nonché alle loro famiglie. Molteplici le richieste avanzate. Una delle quali, ammonterebbe intorno ai 35-40 mila euro. A mettere fine all’incubo dei fortunati trionfatori ci hanno pensato i carabinieri del Comando Provinciale di Avellino che, dopo due anni d’indagine, sono riusciti ad identificare gli elementi delle due cosche responsabili degli atti intimidatori e delle richieste estorsive. Questa mattina, i Carabinieri del Nucleo investigativo di Avellino hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, Nicola MIRAGLIA DEL GIUDICE, su richiesta dei magistrati dell’Antimafia Francesco SOVIERO e Rosario CANTELMO. Il gruppo, oltre a pretendere parte della vincita del superenalotto, deve rispondere di alcune estorsioni in danno di esercenti e piccoli imprenditori dell’area del Partenio, storicamente area d’influenza del clan Genovese. I pregiudicati disponevano anche di armi, munizioni ed esplosivo, utilizzate per intimorire le vittime. Scognamiglio Francesco era il ‘fornitore’ di queste ultime. Per la prima volta viene acclarata la confluenza e la convergenza di interessi del Clan GENOVESE, operante nella zona del Partenio, con il più famoso Clan CAVA, protagonista da anni di una sanguinosa faida con il Clan GRAZIANO di Quindici. Il procuratore aggiunto, Rosario Cantelmo, invita la società civile a continuare collaborare e fidarsi dei Carabinieri, che, in questa provincia, continuano a dare prove di grande capacità. Al termine della conferenza stampa, abbiamo ascoltato il Comandante dei Carabinieri di Avellino Gianmarco Sottili ed il procuratore aggiunto Rosario Cantelmo. A SEGUIRE IL VIDEO DELL’INTERVISTA A SOTTILI E CANTELMO