Strade del bus, l’Associazione Magistrati replica a Di Maio: “Dice cose inesatte”

La Giunta Distrettuale dell’Associazione Nazionale Magistrati di Napoli, è intervenuta sulla vicenda del bus precipitato a Monteforte Irpino e sulla sentenza emessa ieri dalla Corte di Assiste del Tribunale di Avellino. (LEGGI QUI)

Nel comunicato inviato agli organi di informazione, silegge:

“I commenti resi da parte di organi di vertice politico nazionale, in particolare dall’onorevole Di Maio, nell’immediatezza della lettura del dispositivo della sentenza che ha definito la vicenda tristemente nota alle cronache come “strage del bus” o “strage del Viadotto”, contengono evidenti inesattezze che, in contrasto con i fini dichiarati, ridimensionano ingiustamente la portata della risposta che lo Stato, nella sua articolazione giurisdizionale, ha invece già offerto.

Non risponde al vero, infatti, l’affermazione secondo cui ai familiari delle vittime non sia stato indicato un colpevole per la morte dei propri congiunti: la sentenza resa dal Tribunale di Avellino ha affermato la responsabilità penale di ben otto imputati, pervenendo ad altrettante statuizioni di condanna.

E’ falso poi che il Tribunale, disattendendo le conclusioni di consulenti e periti, abbia escluso responsabilità in capo ad Autostrade per l’Italia: degli otto imputati condannati, infatti, ben sei sono dirigenti della predetta società, tra l’altro condannata, in qualità di responsabile civile, al risarcimento dei danni nei confronti delle parti civili costituite.

Si tratta di inesattezze che producono l’effetto di fuorviare l’opinione pubblica e delegittimare l’operato della magistratura, cimentatasi nella specie in un compito di enorme complessità e delicatezza: un processo di difficoltà tecnica estrema, definito in poco più di due anni, nella piena garanzia delle prerogative processuali di tutte le innumerevoli parti coinvolte.

Spiace, inoltre, evidenziare che l’attenzione degli organi di informazione si sia concentrata quasi esclusivamente sulle reazioni a caldo dei familiari delle vittime rispetto alla statuizione assolutoria pronunciata nei confronti dell’imputato ritenuto “eccellente”.

Senza comprendere che, ancora una volta, ci si è inconsapevolmente prestati a fungere da cassa di risonanza di invettive e insulti ingiustamente lesivi del prestigio del Tribunale”.

 

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