Irisbus, il clima resta sempre molto teso

“I giorni passano… Per chi non l’avesse ancora capito l’Irisbus ha chiuso. C’è chi si organizza per dare “NUOVO INIZIO” alla lotta, c’è chi si arrende, c’è chi non sa ancora che posizione prendere… Io non riesco a far passare la rabbia, la delusione. Ma nonostante sia delusa enormemente NON MI ARRENDO. Pur volendo non me lo posso permettere, non posso farlo, prima nei miei confronti… la situazione mi tocca in prima persona e questo dramma mi ha fatto crescere. Ho capito che si deve vivere da protagonisti, che nessuno può sostituirsi a me, i miei pensieri non sono né giusti né magari sbagliati rispetto a quelli degli altri, ma restano comunque i MIEI ed è un diritto esprimerli, in qualsiasi modo lo si faccia”. Lo si legge in una nota a firma di Elena Raduazzo. “Io penso – agigunge – che questa storia non può finire così… C’è una fabbrica, ci sono macchinari, attrezzature, tecnologie avanzate che non si possono buttare nel ferro vecchio… Ci sono uomini, non giocattoli vecchi da cestinare, ma esseri umani (se qualcuno lo avesse dimenticato), pronti a riprendersi le proprie postazioni… Braccia che vogliono riprendere a lavorare…e come ha detto qualcuno a Flumeri è solo un cancello che divide quelle braccia dal proprio lavoro. Non è illudersi, non è andare incontro a un’altra delusione. Abbiamo 12 mesi a disposizione: perché dobbiamo incrociare le braccia e rimanere a guardare che si portino via la nostra dignità?! Non è detto che concluderemo qualcosa, certo è che non c’è cosa più giusta da fare che combattere per quello in cui si crede. C’è da puntare i piedi per terra? Noi lo faremo! Siamo persone, cittadini italiani… qualcuno deve pur ascoltarci! Ed è alle persone che hanno potere, alle istituzioni, a chi “comanda”, che vogliamo dire che adesso tocca a loro. Chi ha il potere DEVE risolvere i nostri problemi. C’è bisogno di gente che si prenda le proprie responsabilità, ognuno deve cominciare a fare il proprio mestiere. In una famiglia, quando il figlio è in difficoltà il papà e la mamma fanno di tutto per aiutarlo e trovare la soluzione a qualsiasi problema. La Irisbus, intesa come simbolo dell’eccellenza della produzione di autobus in Italia, potrebbe essere il figlio, e i genitori, in questo caso le persone che hanno il potere di farlo, DEVONO trovare la soluzione più giusta per gli operai, per le loro famiglie, per la società…per i cittadini che hanno il diritto di essere tutelati. Questi operai non vogliono essere un peso per le casse dello Stato…è l’umiliazione più grande che si possa dar loro. Chiedono di lavorare, di vivere con dignità, contando sulle proprie forze… Chiedono che quando ai propri figli viene detto a scuola che tutti hanno gli stessi diritti, non devono sentirsi esclusi, non devono considerarsi diversi dagli altri. Come cittadini italiani devono avere la possibilità di studiare, di sfruttare al meglio le proprie potenzialità, al pari dei figli di quelle persone che professano la ormai famosa “EQUITA'”, sociale e civile. No, non posso arrendermi. Non posso farlo, per il rispetto che porto alle persone che hanno combattuto e combattono per me, per noi. Lo devo a chi si preoccupa di tutelarci, a chi organizza incontri, a chi spende il proprio prezioso tempo e le sue energie per noi…persone che ho avuto la fortuna di incontrare e che, devo ammetterlo, in un primo momento ho considerato anche “un po’ strane”, fuori dal comune… Sì, perché di questi tempi è strano constatare personalmente che c’è qualcuno che si interessa e si preoccupa per gli altri, che cerca di dare a chi è in difficoltà almeno un supporto morale (e non solo)… Come posso ignorare tutto questo?! Come posso ignorare la carica che mi danno le parole e la vicinanza di TUTTE quelle persone che continuano ad impegnarsi nella lotta?! Come posso ignorare le parole di Peppino Di Iorio a Mirabella?! Quando le riascolto ogni volta le lacrime scivolano sulle mie guance… e nella disperazione mi viene da sorridere… e il cuore si riempie di emozioni contrastanti: la paura e l’incertezza per un futuro che non so dove e a cosa ci porterà per un attimo scompaiono e lasciano spazio all’incredulità, a un lampo di serenità e di gioia, perché penso che qualcuno c’è ancora vicino a noi…che quando ho chiesto, col cuore in mano, a queste persone di non abbandonarci c’è stato qualcuno che mi ha ascoltato…  So per certo che quando in alcuni momenti della lotta queste persone si sono sentite sfiduciate, deluse, amareggiate, hanno pensato a me, alla mia famiglia e alle tante altre famiglie che vedevano in loro un punto di riferimento… …hanno continuato, non ci hanno abbandonati, non si sono arresi. E io non mi arrendo per loro, quindi vi chiedo ancora una volta di stare con noi, di aiutarci. Consapevole del fatto che forse si può vincere, ma più probabilmente si può perdere, io VOGLIO FARE… non so cosa, ma ho cominciato con l’esternare il mio pensiero, che si racchiude in un’unica frase che porto stampata nella mia mente: …E LA LOTTA CONTINUA!”.

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