Assemblea nazionale Fgci, la nota di Salvatore Ferraro

Si è chiusa il 14 e il 15 gennaio, a Napoli, l’assemblea nazionale della Federazione Giovanile Comunisti Italiani, che ha visto, fra gli altri, la partecipazione del Sindaco del comune partenopeo De Magistris e il segretario del Partito, Oliviero Diliberto. Di seguito la nota della FGCI Irpina, a firma del portavoce, Salvatore Ferraro:“Sono stati due giorni di lavori intensi, in cui sono state affrontate le tematiche più disparate. Questione internazionale, lavoro, sanità, istruzione, ricerca, giustizia, democrazia, diritti, sono stati gli argomenti che centinaia di Compagni, dal nord al sud, hanno portato come contributo alla discussione.
La questione internazionale perché solo un cieco non vedrebbe la crisi che il sistema capitalista ha creato nel mondo, salvo qualche eccezione, come i Paesi del BRICS che tengono ormai testa ai giganti economici. E’ una crisi economica che già sta portando i Paesi occidentali sul piede di guerra, il cui scenario è il Medio Oriente. Il feroce attacco in Libia, seguito dalle minacce alla Siria e alle prepotenze che ormai i paesi imperialisti perpetrano da anni in Iran, porteranno ad un probabile scenario di guerra come risoluzione della crisi economica. Per citare Marx: “la storia si ripete due volte. La prima come tragedia e la seconda come farsa”.
Ma parlando di questione internazionale non si possono tralasciare le numerose esperienze nel Mondo in cui i comunisti sono al Governo o in appoggio a Governi apertamente socialisti: da Cuba, al Venezuela, abbracciando tutto il sud America. In Cina e Corea del Nord, nonostante le numerose contraddizioni, il mondo ci dice che il Comunismo non è morto con la caduta del muro di Berlino, bensì è radicato nei Paesi che oggi danno una speranza per il futuro. Noi guardiamo con attenzione ed interesse anche a questi scenari.
Altro importante tema affrontato è quello sui diritti e la democrazia, concetti che il nostro Paese sembra aver smarrito, dando uno sguardo alla cronaca. Troppi suicidi in carcere, seguiti da un sovraffollamento in costante aumento, non rendono affatto giustizia ad un Paese che si definisce democratico. L’escalation di omicidi mirati, cioè razzisti, omofobi e in qualche caso maschilista, riempono ormai le pagine dei giornali. Non chiediamo la repressione, come qualche borghese spera di fare, per opprimere il popolo, bensì chiediamo cultura, lavoro, uguaglianza. Sono le condizioni economiche, sociali ed ambientali a far perdere la ragione all’uomo. Senza un’adeguata istruzione, un lavoro dignitoso e un futuro che dia la certezza di una esistenza dignitosa, l’uomo non potrà altro che farsi la guerra e nessun carcere potrà risolvere il dramma che stiamo vivendo.
La deriva di questo Paese non è soltanto politica, ma culturale ed etica. L’abbandono dell’ideologia per un mondo in cui tutto è merce, anche l’essere umano, ha portato una degenerazione dei sentimenti e del vivere civile. Crediamo che dalla politica debbano arrivare azioni che siano di esempio per il resto della società. Per un Paese che ridia senso alle istituzioni, l’unica svolta è a sinistra, o meglio ancora: quella sinistra che è scesa in piazza per i referendum e per sostenere le centinaia di vertenze sul lavoro, che ha affiancato il movimento studentesco, la lotta per l’emancipazione femminile e degli stranieri. In Irpinia questo è già un contributo che abbiamo concretizzato. Dalla questione irisbus-iveco, partecipando agli scioperi, organizzando assemblee tematiche, fino ad arrivare alla vertenza irpina, cioè porre al centro del dibattito politico l’intera crisi del sistema produttivo che sta colpendo l’Irpinia.
Le due giornate assembleari svoltesi a Napoli sono state anche un momento di riflessione ed analisi. L’analisi della FGCI fatta alla terza conferenza di Foligno nel 2009 purtroppo si è rivelata esatta. La crisi di cui avevamo rifiutato l’ambito esclusivamente finanziario,come avevamo previsto, si è protratta nel tempo e ha rappresentato in tutta Europa un motore di involuzione economica e democratica. La crisi delle banche è diventata ben presto crisi degli Stati che ne hanno pagato il debito, trasformando debito privato in debito pubblico. La crisi è ricaduta sulle spalle di lavoratori e lavoratrici,studenti,pensionati che hanno subito le politiche di austerity imposte dalle istituzione economiche. Nel nostro caso la Banca Centrale Europea. Queste dinamiche hanno messo in evidenza il progressivo deficit di democrazia che gli stati stanno vivendo. Come la ricetta europea imposta alla Grecia, la lettera perentoria di Draghi e Trichet e infine il governo tecnocratico di Mario Monti imposto al nostro governo. Stiamo vedendo decidere il destino di migliaia di uomini e donne da istituzioni non elettive,non politiche, e soprattutto non democratiche, ma diretta espressione degli interessi finanziari. Ciò che il governo Monti in linea con la politica della BCE sta imponendo è una gigantesca “socializzazione delle perdite” dalle banche verso gli strati popolari,per cercare di recuperare in breve termine una situazione di crisi che verrà rimandata ,come sempre,nel medio-lungo termine. Una ricetta che oserei dire barbara colpendo i consumi e tralasciando gli investimenti sull’innovazione e la ricerca,si colpiscono i saperi tagliando i fondi destinati al mondo della scuola agli enti regionali,colpendo direttamente le famiglie.
Si poteva fare benissimo una patrimoniale,tassando i grandi patrimoni,lottando contro l’evasione fiscale, con una sovrattassa sui capitali che hanno usato lo scudo fiscale;si potevano dimezzare gli stipendi delle caste e mettere un tetto agli stipendi dei manager;si potevano dimezzare le spese militari e cessare la guerra in Afghanistan e Libia; si potevano bloccare le grandi opere inutili come la TAV in Val di Susa e il Ponte sullo Stretto e usare quelle risorse per un grande piano di risparmio energetico, sviluppare le fonti rinnovabili e riassettare il territorio;Si poteva far pagare l’ici alla chiesa per le attività commerciali ma non è stato fatto; si potevano far pagare le frequenze televisive che sul mercato hanno un valore di 16 miliardi di euro(quasi metà della manovra). In Germania l’asta per l’assegnazione delle frequenze ha determinato un introito netto per lo Stato di 4,4 miliardi di euro e negli Stati Uniti l’assegnazione delle frequenze ha comportato introiti statali per ben 20 miliardi di dollari,ma In Italia? Non è stato fatto, si mette mano a pensioni e accise che, inevitabilmente, andranno ad incidere sul reddito dei tanti ma che non lederanno affatto i privilegi dei pochi. Nel governo monti non c’è la minima traccia di equità,c’era da aspettarselo da un governo di banchieri,un governo di macelleria sociale sostenuto da i 2 maggior partiti italiani come pd e pdl. Noi da comunisti non solo ci opponiamo a questo governo ma ci opponiamo alle scelte scellerate del centrosinistra che hanno sostenuto questo Governo.
Ci troviamo in disaccordo anche con le dichiarazioni di sedicenti uomini di sinistra come Vendola che in una recente conferenza stampa ha detto: ‘Il Pd ha dimostrato una grande generosità sostenendo il governo Monti”,ma la generosità verso chi è stata fatta? Forse verso i giovani nei confronti dei quali non si fa nulla per offrire loro maggiori sicurezze nell’ambito del lavoro, o forse si riferisce a quella verso i giornali e i giornalisti liberi e non asserviti al potere che si vedono ridotto drasticamente il fondo sull’editoria fino a dover chiudere i battenti delle loro testate, o alla generosità verso gli enti locali, che con questa manovra dovranno ridurre i servizi e far pagare più tasse,e non dimentichiamo la generosità verso i lavoratori ai quali è stato bloccato lo stipendio negando ogni rinnovo contrattuale, è stata posticipata la pensione, e che si pensa di colpire ulteriormente nelle fondamenta dei loro diritti eliminando anche l’articolo 18. Caro Nichi la prodigalità è verso le lobby bancarie e finanziarie, che non avranno le tasse sugli enormi guadagni derivati dalle transazioni fiscali. Si è stati largamente generosi verso la casta dei politici che non vedranno sostanzialmente intaccati in alcun modo i loro privilegi,i loro stipendi e le loro pensioni d’oro rispetto al cittadino comune a cui invece vengono drasticamente ridotti,marcando una differenza sostanziale tra parlamento e paese reale. E che dire poi della generosità verso i produttori di armi, di quella con cui imperterriti continuiamo a sperperare denaro per comprare superbombardieri con i quali non verrà curato né istruito nessuno?O di quella verso i grandi costruttori di “cattedrali nel deserto”, di opere faraoniche dal costo destinato a crescere con gli anni in maniera esponenziale? Se il PD avesse voluto davvero essere “generoso” (ma tale termine è da considerarsi alquanto improprio se usato da partiti che spesso e volentieri hanno avuto come obiettivo primario il loro autopotenziamento) avrebbe davvero cercato di vincere le elezioni, e avrebbe poi governato chiedendo la fiducia per il bene del paese e non attribuendola invece a ciò che esso definisce il “male minore” ma che, per la stragrande maggioranza degli italiani, è il male maggiore che potesse loro capitare, se non altro perché li vede del tutto esautorati ed impotenti. Dal 2009 stiamo assistendo ad un feroce attacco agli assi portanti della struttura progressista del nostro paese:i diritti del lavoro,il mondo dei saperi,e la qualità della democrazia. Nel campo del lavoro sono state distrutte tutte le garanzie ai lavoratori conquistate in decenni di lotte operaie. FIAT e molte aziende italiane hanno derogato i contratti nazionali facendo leva sulla situazione straordinaria in modo che gli “una tantum”sono diventati norma e in conclusione sono divenuti l’articolo 8 dell’ultima finanziaria. Una grande truffa che sancisce che un patto tra privati può ignorare la costituzione e lo statuto dei lavoratori,aggira l’articolo 18 e consente la massima libertà nelle deroghe dei contratti. La precarietà è passata da modalità contrattuale a paradigma di vita per un’intera generazione che si vede scippata del proprio futuro. La legge 30,è stata la causa principale di questo fenomeno:abrogarla deve tornare ad essere una nostra parola d’ordine. In questo paese 2 milioni di ragazzi sono fuori dai processi produttivi e di studio,i cosiddetti Neet (not in education,employment or training),non può essere l’unica proposta:dobbiamo chiedere una seria lotta al lavoro nero e l’introduzione del reddito progressivo e redistributivo. L’assenza della sinistra e dei comunisti dal parlamento ha permesso che si superassero alcune soglie simboliche ma significative:una su tutte,per la prima volta una dichiarazione di guerra,contro la Libia,senza nessuna posizione diplomatica,che rappresenta l’ennesima sfaccettatura delle politiche neoliberiste e capitaliste. Nonostante tutti i problemi del partito la Fgci c’è ancora, continuando a lottare e radicarsi nei territori.
Siamo radicati in tutte le regioni e nella maggior parte delle province, siamo stati nei vari comitati referendari per l’acqua pubblica,in irpinia siamo stati davanti ai cancelli dell’Irisbus e affianco dei lavoratori nelle varie manifestazioni dei lavoratori dell’Isochimica per congiungere le lotte in una grande vertenza Irpina, che deve essere il tassello di una più grande vertenza nazionale e di contrarietà a questo sistema capitalista.
Noi della FGCI insieme al partito dei comunisti italiani e oggi all’interno della federazione della sinistra ci impegneremo nella costruzione di una sinistra di alternativa al sistema capitalista e di massa in grado di poter incidere sui temi del lavoro,della precarietà e nella lotta all’imperialismo. Sono iscritto al partito dei Comunisti Italiani perchè credo che occorra ancora in Italia una presenza organizzata dei comunisti in partito non settario, non parolaio e in connessione con le masse popolari. E perché credo che gli obiettivi immediati di questo partito siano ricostruire un partito comunista più grande dove il punto cardine sarà la discussione in stretta coesione con il centralismo democratico,libertà di discussione, unità d’azione”per dirla con Lenin .Per far tutto ciò dobbiamo impegnarci, dobbiamo potenziare il tesseramento,per accrescere il partito, per autofinanziamento, per poter fare controinformazione e per poter tornare a rappresentare la massa. Sarà nostra premura organizzare seminari politici allo scopo di formare i giovani all’interno del partito. Ci impegneremo a stare nei movimenti per influenzarli con le nostre scelte e con la nostra visione del mondo.
Non so voi ma anche se non ho preso il palazzo d’inverno, non sono stato al fianco di Sandino quando ha cacciato gli americani dal Nicaragua e non ho assaltato il Reichstag, ma quando vedo quella falce e martello non posso far altro che guardarla con ammirazione”.

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