Loschiavo: “Ecco perché mi sono candidato”

Loschiavo: “Ecco perché mi sono candidato”
“Ho scelto un basso profilo – dichiara – più che invadere la città con manifesti e messaggi martellanti, non mi sono discostato dal mio stile: ho preferito incontrare le persone e capire quali siano le esigenze reali degli Avellinesi”. Così Antonio Loschiavo, 50 anni, dirigente sportivo, candidato a…

Loschiavo: “Ecco perché mi sono candidato”

“Ho scelto un basso profilo – dichiara – più che invadere la città con manifesti e messaggi martellanti, non mi sono discostato dal mio stile: ho preferito incontrare le persone e capire quali siano le esigenze reali degli Avellinesi”. Così Antonio Loschiavo, 50 anni, dirigente sportivo, candidato al consiglio comunale di Avellino nella lista del Popolo delle Libertà alla sua prima esperienza in politica attiva, traccia una bilancio di questo scorcio di campagna elettorale. “Avellino soffoca nel traffico e nessuno può continuare a giustificare questa situazione con la favola dei cantieri che cambieranno il volto della città. Intanto ci sono danni enormi da recuperare, soprattutto per i commercianti. Proprio in questi giorni ho avuto modo di parlare con gli esercenti del centro che non ce l’hanno con qualcosa di così generico come la crisi globale. La loro crisi è cominciata molto prima. Hanno bisogno di parcheggi in centro e di una viabilità più fluida. Sono certo che uscendo dal Palazzo, soluzioni migliori sarebbero state sicuramente più facili da immaginare. Non è tardi per riparare, ma di sicuro chi avrebbe dovuto farlo ha dimostrato ampiamente di non essere in grado”. Loschiavo parla anche delle sue dimissioni da dg dell’Avellino. “E’ una decisione – dice – presa molto prima delle retrocessione, molto prima della candidatura. Ma non significa aver abbandonato una storia importante e, infatti, tra i progetti che vorrei realizzare c’è anche qualcosa che riguarda l’Avellino Calcio. Tra tre anni ricorrerà il centenario della società e vorrei che al di là del risultato, questa storia non finisse nel dimenticatoio. Ad Avellino c’è poca cura della memoria, delle tradizioni, del rispetto per i personaggi illustri. Leggo di intitolazionidi strade a Giuseppe Pisano e don Michele Grella, poi però vedo che fine ha fatto il parco Palatucci, o via Umberto Nobile definito semplicemente aviere. Serve a qualcosa? il progetto che ho in mente riguarda invece un museo condiviso, che non sia semplicemente l’esposizione di cimeli, ma un modello di partecipazione al ricordo, dove tutti possano sentirsi coinvolti nella raccolta e nella catalogazione di oggetti, foto, articoli, documenti, filmati, e poi diventino custodi orgogliosi di una storia che appartiene alla città e alla provincia”.

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