Politiche giovanili,Forum: scelte della Regione non condivisibili

Politiche giovanili,Forum: scelte della Regione non condivisibili

“Il Coordinamento dei Forum dei Giovani della Provincia di Avellino non condivide minimamente la nuova impostazione regionale sulle politiche giovanili, i Piani Territoriali Giovanili. Se nella teoria questa disposizione intendeva dare organicità alle politiche giovanili, passando dai singoli comuni ai territori e dai singoli attori alla coralità, nella pratica essa ha prodotto una serie di effetti assolutamente negativi.
La nostra Regione – prosegue la nota del Forum – investe meno di sei milioni di euro per le politiche giovanili dirette, contro i cinquanta della Regione Puglia. L’applicazione del modello delle politiche sociali, che nella nostra regione significano principalmente politiche socio assistenziali, alle politiche giovanili, ha dimostrato che non si è compreso il binomio informazione e partecipazione, trattando i giovani come individui non autosufficienti.
Nella fase preliminare non vi è stato alcun tavolo di concertazione con le diverse parti. Si è permessa la costruzione di centri di potere ove la partecipazione giovanile (i Forum dei giovani, le associazioni e i gruppi non formali) è stata sommersa da logiche di divisione delle risorse, peraltro assolutamente insufficienti. Si sono aggiunti ulteriori enti sovra comunali (che vanno a sommarsi ai vari Piani di Zona Sociali, Comunità Montane, Unioni dei Comuni, Consorzi dei servizi idrici, etc.), creando maggiore confusione e dispersione dei servizi. La centralizzazione delle risorse ai comuni ospitanti il Centro InformaGiovani ha acuito i contrasti e le divergenze, non solo tra i vari attori, ma anche tra i vari territori, dando vita ad una guerra tra poveri. L’ampia discrezionalità lasciata ai Centri InformaGiovani, nella maggior parte dei casi gestiti da agenzie o associazioni private, ha prodotto notevoli differenze, anche tra comuni confinanti.
L’autonomia decisionale dei giovani è stata mortificata da un sistema che prevede l’assoggettamento delle idee ad un circuito di potentati locali, e che in maggioranza non pensa minimamente al benessere dei giovani. Gli stessi rappresentanti di agenzie o associazioni private, quando gestiscono il servizio InformaGiovani, badano nella maggioranza dei casi al profitto e non alla fornitura del servizio (servizio che potrebbe essere gestito direttamente dai comuni oppure dai giovani stessi).
Anche gli amministratori locali meno informati, ipnotizzati dai fantocci sventolati, e non pienamente consapevoli delle conseguenze delle proprie scelte, in taluni casi hanno avallato questo inefficace sistema, che non prevede alcun criterio meritocratico.
I Forum dei giovani, vera espressione della spontanea partecipazione, hanno dovuto subire il potere coercitivo di questi centri del profitto, senza avere la possibilità di discutere, hanno dovuto assistere inermi alle decisione di sedicenti “professionisti” del settore.
La delusione maggiore riguarda la constatazione di livelli assolutamente differenti all’interno dello stesso territorio provinciale: l’intenzione di dare organicità ha prodotto l’effetto paradossale di una maggiore frammentazione.
La nostra non è più “una Regione giovane per i giovani”, ma “una Regione gerontocratica contraria alla partecipazione”.
E’ per tutti questi motivi che ci spingiamo oltre la semplice critica, che proponiamo una serie di interventi, di cui c’è un assoluto bisogno:

• Innanzitutto trasparenza negli atti e nelle decisioni che vengono prese. Tutto ciò che concerne le politiche giovanili nella nostra regione deve essere discusso insieme alle diverse realtà provinciali e locali e non presentato alla fine del percorso;
• C’è bisogno di includere e non escludere le realtà giovanili, per passare da “politiche per i giovani” a “politiche dai giovani”, applicando il principio di sussidiarietà;
• Meritocrazia e premiazione delle buone prassi, per non appiattire e applicare uno sterile egualitarismo, che produce soltanto allontanamento e disinteresse. Ad oggi l’eccezione per l’applicazione dei Piani Territoriali Giovanili riguarda i distretti che hanno operato bene e non quelli che hanno operato in modo scorretto;
• C’è bisogno di regole chiare, precise e condivise: per evitare che nelle maglie delle linee guida non vincolanti, i più furbi possano approfittarne;
• Monitoraggio delle azioni poste in essere nel territorio regionale, a partire da valutazioni sul campo e non esclusivamente sui documenti presentati;
• Maggiore fiducia e libertà ai giovani, di cui si parla tanto in campagna elettorale, ma che vengono troppo spesso trattati come incapaci. Gli stessi Forum dei giovani presenti sul territorio regionale avrebbero potuto presentare delle proprie azioni senza bisogno di pupari che impongono le proprie decisioni”.

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