Sinistra Critica: non cambia, ha vinto De Mita

Sinistra Critica: non cambia, ha vinto De Mita
Quello che avevamo preannunciato all’inizio della campagna elettorale si è verificato: il patto di potere tra Sibilia e De Mita ha portato i suoi frutti. E i dati di queste elezioni confermano gli elementi di fondo che animano la nostra società. Affermazione delle destre e di partitini nuovi o perce…

Sinistra Critica: non cambia, ha vinto De Mita

Quello che avevamo preannunciato all’inizio della campagna elettorale si è verificato: il patto di potere tra Sibilia e De Mita ha portato i suoi frutti. E i dati di queste elezioni confermano gli elementi di fondo che animano la nostra società. Affermazione delle destre e di partitini nuovi o percepiti tali, crollo del PD e la disfatta della sinistra radicale. L’Irpinia però non si sveglia a destra, l’Irpinia si sveglia sempre nelle mani del solito padrone, sempre al comando di Ciriaco De Mita che ha vinto la sua battaglia contro il PD. I dati elettorali e la ripartizione dei seggi sono significativi: con il 22,8% e 5 seggi l’UDC è il secondo partito solo 4 punti al di sotto del PdL (26,7% e 5 seggi) che ha sfruttato anche ad Avellino l’ondata nazionale del berlusconismo. Un risultato straordinario per la pattuglia del Signore di Nusco che ha praticamente in pugno l’amministrazione Provinciale e il Presidente Sibilia. Con cinque persone in consiglio si potrà permettere di ricattare chi vuole e di gestire come vuole i suoi affari. C’è una destra però che non va sottovalutata che avanza sempre di più nel tessuto sociale avellinese portando con se tutta la sua bassezza e il dato più precc upante è che la gente preferisci aggrapparsi a loro in tempi di crisi economica. Gli oltre cinque mila voti tra La Destra- Fiamma e Forza nuova rappresentano un malessere che si coagula intorno alla destra sociale capace, mai come in questo momento, di parlare allo stomaco delle persone. Trascinato nel vortice della crisi il Partito Democratico non è capace di offrire un alternativa concreta alle destre. La mala gestione di questi anni, l’incapacità di fronteggiare l’avversario e di sfidarlo sul piano politco-culturale, la mancanza di amministratori coerenti e capaci, il disastro ambientale di questo quinquennio travolgono il PD che perde oltre trenta punti percentuali rispetto alla vittoria di cinque anni fa. Alberta De Simone, che si ferma al 33% dei consensi, non è il capro espiatorio ma la vera artefice di questa disfatta. Presidente assente, lontana dalla problematiche della gente, a tratti arroganti nei confronti altre forze politiche. Questo, come abbiamo sempre detto, apre la strada, in questo caso l’autostrada, all’avversario. Tra l’originale e la brutta copia la gente sceglie l’originale. E dinanzi un PD del genere la gente ha preferito Sibilia. La sinistra radicale sprofonda. 5912 preferenze, ben lontani dalle oltre 11mila raccolte dalla lista comunista e anticapitalista alle europee. È chiaro: un ciclo si è chiuso, uno nuovo necessariamente deve aprirsi. Paghiamo il prezzo degli errori del passato e la miopia politica di alcuni dirigenti. C’è però un dato chiaro che lascia acceso un barlume di speranza. La sinistra se vuole ricominciare lo deve fare dai territori, anche dai piccoli comuni di montagna per ripristinare un insediamento sociale. E lo deve fare con i giovani. Nel disastro collettivo tengono perfettamente con risultati incoraggianti i tre candidati più giovani. Bisogna ripartire dall’onestà e dalla pulizia dei giovani, dal loro entusiasmo, dalla loro capacità di fare politica in maniera disinteressata, di creare aggregazione sul territorio. Alla lunga questo lavoro paga. Lo si è visto.< /div> Non entriamo nella discussione di rifondazione e del PdCI, sui problemi organizzativi o di strategia, ma è indiscutibile che l’unità delle forze comuniste e anticapitaliste è necessaria, ma un’unità che deve partire dalle lotte, dalla quotidianità, dalla costruzione di un opposizione sociale seria e determinata. Il percorso fatto in questi mesi non è tutto da buttare. Bisogna continuare a lavorare, bisogna affrontare sul serio e non di sfuggita nodi importanti. “Pensiamo sia venuto il momento di una vera discussione pubblica, seria, approfondita, aspra, che prenda il tempo necessario per questa ricostruzione, che è soprattutto sociale.” C’è la necessità di farlo.

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