Brown e Troutman, c’è ottimismo per il processo

Brown e Troutman, c’è ottimismo per il processo

Saranno giudicati il prossimo 1° giugno, con rito abbreviato, presso il Tribunale di Napoli, i giocatori dell’Air, Chevon Troutman e Dee Brown, e i carabinieri della stazione di Monte di Procida, tutti protagonisti di una nottata (quella di giovedì scorso) piuttosto movimentata, con i cestisti coinvolti in un incidente stradale e conclusa con l’arresto dei giocatori, poi scarcerati. Gli statunitensi si sarebbero scagliati contro i carabinieri: un appuntato ha riportato una prognosi di 3 giorni. In seguito Troutman è stato denunciato per guida in stato di ebbrezza. Arrestati, successivamente scarcerati, sottoposti al rito per direttissima presso il Tribunale di Napoli: il giudice non ha emesso sentenza in virtù della non chiarezza dei fatti accaduti.
«Non avrei mai messo le mani addosso a un agente di polizia. Penso che non tutti capiscano cosa vuol dire superare l’ostacolo della lingua: io non capisco loro e loro non capiscono me. Non voglio parlare dei pugni che ho preso quella notte, forse è per questo che dicono che li ho attaccati, per celare la verità – si legge in alcuni passaggi scritti da Dee Brown sul suo blog personale -. Si, mi hanno messo le mani addosso, ma di questo aspetto della storia non si parla. Mi chiedo, se tutto ciò è vero, se davvero ho picchiato un poliziotto, perché non sono in prigione?».
E’ la tesi difensiva presentata dall’avvocato Claudio Mauriello, ottimista sulla conclusione della vicenda, che sulle colonne del Corriere dello Sport (oggi il quotidiano sportivo dedica una pagina intera alla vicenda) spiega: «Molti aspetti non sono chiari, il quadro accusatorio è superficiale. Ho chiesto di ascoltare due testimoni presenti all’accaduto e un giudizio abbreviato, accolto dal pm. Se i due cestisti avessero davvero aggredito i carabinieri e ritenuti soggetti pericolosi, adesso non si troverebbero in stato di libertà» .

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