Dal Senegal a Cesena con tappa a Pescara: Coulibaly e Valzania con B Marzio

Gli opposti si attraggono. Le leggi della fisica difficilmente sbagliano. Succede anche in campo, e succede sopratutto nel centrocampo del Pescara. Lì, infatti, si sono trovati Luca Valzania e Mamadou Coulibaly. Arrivano dai poli opposti: il primo da Cesena, due ore di auto e famiglia a portata di mano, il secondo da Senegal, ore ed ore di volo e mamma e papà che non vede da tre anni.

In Italia Mamadou è arrivato dopo uno “scalo tecnico” in Francia. “Quando sono scappato dal Senegal ho fatto un viaggio lunghissimo”. Prima il Marocco, poi tutte speranze in un barcone diretto in Francia. “Lì sono stato accolto da mia zia che dopo un anno mi ha cacciato. E io da quel momento non ho voluto più avere contatti con lei, anche se quando poi sono diventato un calciatore ha provato a chiamarmi”. Il legame, quello forte ed inossidabile, è con il papà: “ci sentiamo sempre dopo le partite, e quando posso gli mando i miei video, visto che lui è in Senegal e non ha modo di seguirmi in tv”. Al Pescara è arrivato dopo essere stato accolto in una casa famiglia a Roseto: “il primo giorno di allenamento ero con la Primavera. Dopo la doccia mi ha fermato Oddo e mi ha detto di cambiarmi di nuovo perché avrei dovuto fare anche la seduta con la prima squadra. E’ stato un po’ faticoso, lo ammetto, ma anche una grande soddisfazione”.

Decisamente meno faticosa la trafila di Luca Valzania: “i miei genitori mi seguono sempre. Anzi, alle volte sono fin troppo presenti”, aggiunge con un sorriso. “Essermi allontanato da casa mi sta facendo bene e mi aiuta nel percorso di crescita”. Per tenersi ancora un po’ bambino, però, non ha perso la sua grande passione per le serie tv legate ai personaggi dei fumetti: “fin da piccolo ne sono stato appassionato perché anche con gli amici era una vera e propria fissa”. E guardando Mamadou al suo fianco gli viene anche da fare un paragone: “a giudicare dai suoi poteri in campo e dalla sua grande forza fisica, direi che mi ricorda Luke Cage, il personaggio dei fumetti diventato celebre per essere quasi del tutto invulnerabile“.
In campo si compensano, alla fisicità di Mamadou si aggiunge l’estro di Luca: i poli opposti che si attraggono. Anche in ambito sentimentale. “Il numero 14 che porto sulla maglia è legato alla data di nascita della mia ragazza – spiega Valzania – mi porta fortuna, lei è contenta e non mi mette troppe pressioni”. Non esattamente lo stesso pensiero del suo compagno di squadra e di reparto. “Anche io sono fidanzato, ma l’unica donna della mia vita è mia mamma e lo sarà per sempre. Anche in caso di gol lo dedicherei certamente a lei”.

Dopo tre anni in Italia, Coulibaly – con la C e non la K perché a differenza del difensore del Napoli, lui è di origini Malesi – parla un italiano praticamente perfetto: “merito delle persone che mi circondano. Se mi fossi fermato solo con i senegalesi, ora non saprei una sola parola. Invece stando in mezzo a tanti italiani, ho imparato subito”. A casa guarda la tv e sopratutto il calcio: “quello inglese mi piace moltissimo, ed i miei idoli sono Yaya Tourè e Obi Mikel. Se sono scappato dal Senegal è stato sopratutto per la mia grande passione per il calcio. Mio padre voleva che studiassi ma a me la scuola non è mai piaciuta: volevo solo giocare a pallone”. Luca – diplomato in ragioneria – ha invece avuto un’infanzia divisa tra due grandi passioni: “ho iniziato a giocare a calcio fin da piccolo perché avevo un campetto proprio dietro casa ma il mio primo sport è stato il nuoto. A lungo sono stato indeciso sulla scelta, ma alla fine ora sono contento di quello che ho fatto”. “E hai fatto bene – gli replica subito Mamadou – perché il calcio è molto più bello. E tu sei anche fortissimo. Molto più forte di me”, aggiunge ancora con una risata.
In campo si intendono a meraviglia, e nonostante abbiano storie molto diverse, si intendono anche fuori. E’ proprio vero allora: gli opposti si attraggono.

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