De Cesare è al capolinea: adesso è chiaro cosa intendevano per “stile Sidigas”

Falso in comunicazioni sociali, omesso versamento di IVA, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e autoriciclaggio.

Era questo, dunque, lo stile Sidigas di cui si facevano vanto Gianandrea De Cesare e i suoi soci, amici, leccapiedi e sostenitori?

Si riempivano la bocca nel declamare il motto del patron napoletano, quel modo di operare che, alla luce dei gravissimi reati ipotizzati dalla Procura della Repubblica di Avellino, non era affatto un bel modo di operare. Nemmeno uno stile a cui ispirarsi.

Falso in comunicazioni sociali, previsto dall’art. 2621 c.c. significa conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico. Si registra quando consapevolmente amministratori e soci espongono fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore. Pena prevista: reclusione da uno a cinque anni.

Omesso versamento di IVA e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte sono gravissimi reati penali tributari per i quali viene spesso applecata anche la misura cautelare preventiva che non è da escludere possa essere, in questo caso, emessa a carico dei responsabili.

Poi c’è l’autoriciclaggio previsto dall’art. 648 c.p che punisce con la reclusione dai 2 agli 8 anni chiunque impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa.

Per tali reati, è stato eseguito – per adesso – un decreto di sequestro preventivo d’urgenza per 97 milioni di euro, emesso dalla Procura della Repubblica di Avellino nei confronti di Gianandrea De Cesare e del “gruppo di imprese” a lui riconducibile. In pratica hanno bloccato i conti correnti fino a tale cifra ma c’è chi malignamente pensa che ci sia una vagonata di soldi messa da parte chissà dove.

Per questo non è da escludere l’adozione di provvedimenti cautelari della restrizione della libertà personale, nel caso fpbrddrtp r,rthrtr nuovi elementi oppure temersi il pericolo di fuga (elicotteri e yacht sono sempre nella disponibilità di De Cesare?) o la reiterazione dei reati da parte del patron della Sidigas e di altri soggetti ritenuti responsabili o corresponsabili dei delitti ipotizzati dal magistrato che ha disposto il sequestro cautelare dei beni.

Va ricordato che 10 anni fa – 10 novembre 2009 – per un reato sicuramente meno grave (truffa aggravata, art. 640 c.p.) il Gip convalidò l’arresto dell’imprenditore Oreste Vigorito, all’epoca presidente del Benevento, richiesto dalla stessa Procura della Repubblica avellinese. Paragonata ai delitti ipotizzati per De Cesare e soci, quella di Vigorito può essere ritenuta una marachella.

NODI AL PETTINE

Attraverso le 32 pagine del decreto di sequestro dei beni per 100milioni di euro (oltre 200 miliardi delle vecchie lire, per dare una idea), firmato dal procuratore aggiunto Vincenzo D’Onofrio e dal sostituto Vincenzo Russo, cominciano a venire al pettine i primi nodi per una situazione che va avanti da anni e per la quale sono davvero tanti i soggetti coinvolti.

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Si va da soggetti che avrebbero dovuto verificare bilanci e conti, fino a chi ha fruito di benefit anche negli ultimi tempi, non esclusi tecnici e calciatori, cestisti e dipendenti delle società di calcio Scandone Basket, Calcio Avellino e della stessa Sidigas.

Minuziose indagini sono in corso su ogni operazione bancaria e su tutti i movimenti di soldi e corresponsione di benefit che hanno riguardato tantissime persone mentre con un altro filone ci si potrebbe interessare di politici e amministratori, di responsabili di uffici pubblici e di privati cittadini.

L’impressione è che siamo solo all’inizio e una lunga fila di soggetti dovrà rendere dichiarazioni all’autorità giudiziaria.

Più che il calcio e il basket, da ritenersi praticamente finiti in Irpinia, ci sarà da seguire con interesse l’evolversi dell’ennesima vicenda di commistioni tra sport e politica in Irpinia, di interessi personali spacciati per collettivi, con molta gente che dovrà dare conto del proprio operato e cominciare a preoccuparsi per quanto potrà venire a galla.

Soggetti che hanno tenuto il filo a Gianandrea De Cesare durante questi anni quando “faccia d’angelo” – come si dice in gergo nostrano – “spaccava e metteva al sole“, trastullandosi a saltellare da una parte all’altra della Penisola con il suo elicottero, invitando a bordo politici, amministratori e giornalisti per andare, magari, a seguire una trasferta della Scandone e, più recentemente, per dimostrare il suo affetto per il Calcio Avellino, che giurava di amare quanto e più di quei tifosi che alle trasferte andavano con il 9 posti o l’autobus e lo acclamavano e adoravano come il Dio in terra.

C’è voluto un magistrato serio e capace come il dottor Vincenzo D’Onofrio per fare emergere quanto ora lascia sorpresi solo coloro che volevano fingere di non sapere.

QUANTI REATI

Leggere l’elenco dei reati ipotizzati fa venire il mal di stomaco, ripensando al modo in cui è stata gestita la società di distribuzione del gas, quelle ad essa collegata, e del modo in cui sono stati utilizzati i soldi degli utenti.

Siamo nel campo delle ipotesi di reato, va detto, ma il magistrato che ha firmato questo primo provvedimento ha agito sulla scorta di documentazione ampia e dettagliata che lascia scarso margine di errore.

Certo, i processi in Italia sono lunghi, c’è sempre la scappatoia della prescrizione ma pure per quella non è più come una volta.

I reati ipotizzati sono gravissimi e altri (bancarotta fraudolenta?) potrebbero emergere: ce n’è in abbondanza per immaginare ulteriori provvedimenti giudiziari.

Come si legge nella premessa del comunicato stampa emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avellino, “il decreto racchiude l’esito di complesse attività investigative e di un’articolata consulenza contabile”.

IL COMUNICATO DELLA PROCURA

Poi prosegue facendo un riepilogo dell’intera vicenda che “prendeva l’avvio a seguito di segnalazione del Giudice dell’Esecuzione del Tribunale di Avellino, innanzi al quale pendeva un procedura di esecuzione immobiliare tra “ENI S.p.A.” e la “Sidigas S.p.A.”, di cui l’indagato è legale rappresentante”.

Ovvero Gianandrea De Cesare. Ma attenzione, c’è pure un consiglio di amministrazione e il collegio dei sindaci che potranno essere chiamati a rispondere di quanto accaduto.

Spiega ancora la Procura della Repubblica: “In sostanza, il Giudice dell’Esecuzione verificava un fumus di insolvibilità, nella misura in cui, a fronte di un credito di circa € 12milioni (in realtà di più, tenendo conto degli interessi di mora) vantato dalla “ENI S.p.A.”, la perizia di liquidità, il patrimonio immobiliare della debitrice ammontava ad appena € 200mila o poco più”.

Per questo motivo il Giudice dell’Esecuzione investì del caso la Procura della Repubblica che, immediatamente attivatasi (lo scorso mese di settembre) “provvedeva per un verso, a rilasciare delega alla Compagnia G.d.F. di Avellino per effettuare una ricostruzione delle vicende societarie e delle persone che di fatto ne risultavano i gestori e, per altro verso, a conferire un incarico di c.t. contabile ad un esperto commercialista per svolgere approfondimenti più mirati e specifici con riferimento alla contabilità della società oggetto di verifica e delle eventuali criticità nella gestione della stessa”.

Mentre le indagini proseguivano in modo attento, De Cesare continuava a spargere ottimismo tra i tifosi della Scandone Basket e soprattutto tra quelli del Calcio Avellino, andava con loro in trasferta, saltellava e gioiva come se nulla fosse, perchè era tutto nella norma, del modo di operare di faccia d’angelo De Cesare, che stando a una dettagliata ricostruzione dei movimenti bancari, avrebbe amministrato  con leggerezza svariati milioni di euro.

STILE SIDIGAS?

Per De Cesare era lo “stile Sidigas”, per la Guardia di Finanza invece, quello stile non è consentito dalla legge.

Si legge ancora nel comunicato della Procura della Repubblica che, già dai primi accertamenti, si evidenziavano forti anomalie di gestione, tali da fare concludere che “il gruppo Sidigas ha scelto, da numerosi anni, di “finanziarsi” mediante il sistematico omesso versamento dei debiti tributari periodicamente liquidati e dichiarati dal gruppo stesso e afferenti accertamenti tributari degli Uffici o imposte (dirette, indirette, accise)”.

Si sottolinea quindi che emergeva “una sistematica omissione tributaria e un reimpiego delle somme così distratte verso altri patrimoni sociali nella piena disponibilità del De Cesare, di fatto ledendo i diritti dei creditori della Sidigas S.p.A. e le aspettative di recupero dello Stato del credito erariale. Distrazione di parte delle risorse, che venivano redimesse (con condotte di riciclaggio infragruppo) nel circuito imprenditoriale cosiddetto “gruppo De Cesare”, tra cui le società sportive “Avellino Calcio” e “Avellino Basket”.

Siamo solo all’inizio: per raccontare tutto ci vorrà un libro, anzi una enciclopedia.

 

 

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