Il ricordo di D’Ainzara: “Segnai contro l’Avezzano e Sibilia mi regalò un vestito”

(di S.G.) L’Avellino non sempre ha vissuto stagioni con risultati sportivi importanti. Negli anni della vecchia C ci sono state salvezze sofferte, ma anche quando cambiavano tre tecnici, come avvenne nel campionato 96-97 Zoratti, Di Somma e Casale, i lupi riuscivano a scrivere pagine da ricordare.

Una annata difficile, con 36 giocatori passati per Avellino. 42 punti finali, 12esimo posto e salvezza conquistata al fotofinish.

In un torneo  complicato però le rare emozioni vengono custudite con maggiore affetto: come la doppia vittoria nel derby contro la Nocerina, il successo sul Casarano di Miccoli, oppure il poker all’Ascoli.

In quell’Avellino targato Sibilia furono pochi i giocatori a resistere per l’intera stagione. Uno di questi è stato Fiorenzo D’Ainzara attaccante vastese, un gol al Milan agli esordi in massima serie con l’Ascoli, poi un lungo peregrinare che lo portò anche in Irpinia, dove torna spesso a trovare un amico di Manocalzati.

29 presenze e 2 marcature quell’anno in campionato (secondo giocatore più impiegato della stagione dopo Radice).

Una delle due segnature all’Avezzano gara fondamentale per la risalita in graduatoria: “Ricordo come fosse ieri quel gol – ha affermato al telefono – .Fu una rete molto bella. Ma c’è un episodio particolare legato a quella gara. La domenica mattina il presidente Sibilia mi disse che se avessi fatto gol, per me ci sarebbe stato in regalo un bel vestito”.

L’Avellino vinse quella partita (2 a 0 il finale ndr, la seconda rete fu messa a segno da Cecchini) ed il patron biancoverde mantenne la parola: “Io dopo la gara come sempre tornaì a casa. Il martedì mi chiamò e mi portò a prendere il regalo. Ne scelsi uno di 800 mila lire. Un presidente di altri tempi, ricordo ancora quando accettai la sua proposta, bastò una stretta di mano per firmare il contratto. Un uomo d’onore, un presidente che porterò sempre nel mio cuore. E seppur quello fu un anno difficile, delicato, arrivammo a pochissimi punti dai play-off. Le lunghezze di distacco erano solo sette, a dimostrazione del livello alto di quel campionato, vinto dall’Andria e in cui c’erano tanti squadroni”.

D’Ainzara a distanza di 21 anni ricorda ancora con immutato affetto quell’anno: “Non nego che abbiamo sofferto. Ma ci siamo tolti anche tante soddisfazioni Sono riuscito a stare tutto l’anno ad Avellino e non era facile. Sibilia credeva tanto in me, in quel campionato la squadra cambiò in corsa moltissimo io Radice e pochi altri resistemmo fino alla fine”.

Parole al miele per i tifosi: “Avellino ti fa sentire calciatore. Il pubblico biancoverde merita la B. Lo hanno dimostrato a Terni, dove sembrava che la squadra giocasse in casa, ma anche qualche settimana prima ad Ascoli, altra piazza a cui sono molto legato e che spero possa continuare a giocare in cadetteria. Ad Avellino una salvezza vale quanto una promozione. Una piazza calda, che ti consente di tirare fuori il meglio. E’ stato un anno turbolento, ma i valori tecnici alla fine sono venuti fuori e si è riusciti a conservare la cadetteria. Vengo spesso a trovare un mio amico e spero di tornare presto al Partenio per assistere ad una partita dei lupi…”.

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